Carta d’identità dell’influenza: sfatiamo le credenze

A cura di Stefano Mauro

 

Quante volte abbiamo sentito qualcuno che, soprattutto nei periodi invernali, identifica qualsiasi malanno con il termine di “influenza”? 
Molto spesso l’influenza viene identificata come un’entità quasi multiforme, che può dare disturbi respiratori, intestinali o di cefalea, tendendo a mistificare il suo reale significato. La patologia influenzale, in realtà, è molto meno sfumata di quanto normalmente immaginato, dando una sintomatologia definita e riconoscibile.
Il primo concetto errato, ma molto inflazionato, è che sia una malattia con coinvolgimento batterico. Essa infatti è causata non da un batterio bensì da un virus, appartenente alla famiglia degli Orthomyxoviridae, chiamato per l’appunto “Virus dell’influenza” e di esso ne esistono tre tipi:

 Tipo A 
 Tipo B
 Tipo C
Il più coinvolto è il tipo A, il quale oltre a poter infettare l’uomo è in grado di infettare anche altre specie animali, riuscendo talvolta a passare da animale ad uomo, dando quelle pandemie che hanno anche un grosso impatto mediatico (la famosa influenza “aviaria” o l’influenza “suina”). Di questo tipo sono anche quei virus che sono entrati nella storia, come quello dell’influenza russa del 1889, oppure dell’influenza spagnola del 1919, la quale viene considerata la pandemia con più morti nella storia dell’umanità, quasi 100 milioni, anche più della peste. 
Essendo dunque un virus ecco come viene facilmente smentita un’altra credenza intorno a questa patologia, ossia che per curarla sia necessario un antibiotico. Gli antibiotici, infatti, sono delle armi farmacologiche importantissime in ambito medico, ma che purtroppo sono del tutto inefficaci nei confronti dei virus. La questione è però leggermente più complessa. Il virus dell’influenza è un virus respiratorio, che dunque ha una particolare predisposizione ad attaccare le cellule del nostro sistema respiratorio, soprattutto quelle del cosiddetto sistema “alto”, per intenderci gola e bronchi. Attaccando queste zone le rendono più suscettibili ad essere infettate anche da alcune specie di batteri, che magari possono dare sintomatologie più intense o ancor peggio infettare la parte più nobile del nostro sistema respiratorio, quella “bassa”: i polmoni. Se ciò dovesse avvenire allora l’utilizzo di un l’antibiotico si rivelerà utile, anzi diverrà necessario, ma in assenza di una sovrainfezionebatterica dare un farmaco di questo tipo in una semplice patologia influenzale diviene dannoso, non per la persona in sé, quanto per il fenomeno sempre più in crescita della resistenza antibiotica, su cui di sicuro mi dilungherò in altra sede, in un articolo dedicato.   
In quanto virus respiratorio, dunque, i sintomi tipici dell’influenza saranno il mal di gola, naso che cola, tosse persistente e febbre, con tutti i relativi dolori articolari e muscolari. Ad essere più variabili sono le complicanze di questa malattia che però avvengono molto più spesso in coloro che hanno il sistema immunitario, il nostro “guardiano”, più debilitato, come neonati ed anziani o persone con altre patologie serie concomitanti. Proprio per evitare che queste complicanze diano problemi a queste classi di individui, ogni anno viene reso disponibile un vaccino che è gratuito per tutti coloro che abbiano superato i 65 anni di età e per chi è affetto da specifiche malattie. Quando ci vacciniamo contro un qualsiasi virus o batterio, un piccolo gruppo di cellule del nostro sistema immunitario diventa specializzato a riconoscere quel microrganismo. Il problema con l’influenza è che il virus che la causa è anche un abile trasformista dal momento che è in grado di cambiare molto facilmente il suo assetto, rendendosi irriconoscibile alle nostre difese. Per questo motivo il vaccino va fatto annualmente, in quanto ogni anno viene progettato in modo da rendere attivo il nostro sistema immunitario contro il virus che effettivamente potrebbe infettarci, che è variato dalla versione dell’anno precedente, contro cui magari ci si era già vaccinati.
Uno dei motivi per cui è consigliato ai soggetti più anziani cautelarsi con l’intervento vaccinale ci viene illustrato in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli voci in ambito medico, condotto nel Gennaio del 2018. Si è dimostrato su un gruppo con media di età di 77 anni come ci sia una correlazione tra infezione influenzale e rischio di infarto, pare infatti che la condizione di infiammazione generalizzata e febbre generata dall’infezione possa favorire l’insorgenza di questo terribile evento.
Oltre al vaccino però, ovviamente, esistono anche altri metodi per evitare il contagio. Il virus si diffonde grazie a chi ne è infettoattraverso colpi di tosse e starnuti (non è dunque solo buona educazione mettere la mano dinnanzi al naso o alla bocca in occasione di starnuti o tosse, ma anche un modo per evitare la diffusione dell’infezione) e resiste anche 12 ora all’aria aperta, dunque una normale igiene, come il lavarsi spesso le mani, può contrastare un’eventuale instaurarsi e diffondersi dell’infezione. 
Ora che l’influenza non ha più segreti non ci resta che cercare di evitarla in tutti i modi con le suddette norme igieniche e suggerendo a chi è più debilitato, magari per via dell’età o di qualche altra condizione medica, di prendere in considerazione la possibilità di immunizzarsi con la vaccinazione.

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