Economia e colonialismo nell’Europa del XX secolo (L’Impero Britannico)

A cura di Antonello Luongo

Nel corso dei secoli comprendenti il XVIII ed il XX l’Inghilterra raggiunse l’apice della propria egemonia diventando l’impero più vasto visto nel corso di un intero millennio dal punto di vista territoriale e, con le dovute conversioni con le “valute precedenti” il più ricco economicamente.

Ma da dove deriva il potere inglese sul mondo, che ha giocato un ruolo fondamentali sulle sorti del dominio di quest’ultimo?

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Come prima spinta a questa situazione va considerata la rivoluzione industriale che nascendo in Inghilterra ha caratterizzato il paese più che gli altri, ma la rivoluzione industriale fu possibile solo grazie a delle condizioni di benessere e ricerca scientifica derivanti da un alto reddito pro-capite. Come in tutta l’Europa ciò è dovuto alle prime associazioni bancarie vere e proprie ed alla prima idea di una banca non nazionale (espansa anche in altri paesi quali Francia, Germania e Spagna) che ha comunque deciso di finanziare e prendere parte alle azioni economiche di enti pubblici, nel 1694 fu istituita la Bank of  England con due compiti principali (ben definiti da una legge del 1844): quello di stabilire il valore della sterlina in base alle riserve auree dello stato (paragonabile alla funzione svolta dall’attuale FED) e quella di emanare bond di stato finalizzati al finanziamento di guerre, le mansioni della BOE portarono anche nel 1717 all’adottare il così detto “golden stardard” (standard aureo). E’ da ricordare che la BOE non adempì profondamente ai propri compiti anche a causa del grande frazionamento bancario dell’epoca (le banche dei privati erano molte e le riserve d’oro non appartenevano in maggioranza allo stato) infatti dalla fine dell’ ‘800 alla prima guerra mondiale il valore della sterlina non era in linea con quello delle riserve auree inglesi. Durante la prima guerra mondiale avviene il crollo del sistema bancario inglese, le banche “nazionali” infatti tra il 1907 ed il 1913 diminuiscono da 755 a sole 17. La prima guerra mondiale è stata anche spesso vista come un punto di accusa dagli storici economici moderni verso il governo inglese, accusato di aver intrapreso una guerra che non era sopportabile dal sistema economico inglese. A dimostrazione di questo è possibile analizzare il valore dei bond di stato inglesi che scese fin sotto il 30% del loro valore nominale.

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 Una delle associazioni economiche più potenti d’Europa pose le proprie basi a fine ‘800 in Inghilterra e questa è l’associazione dei Rothchild, la potentissima famiglia su cui addirittura i propagandisti del Terzo Reich produrranno un film che partendo dal mito della fortuna accumulata dopo la battaglia di Waterloo da Nathan Rothchild evidenzia come già a partire dal 1800 l’attuale conflitto di interessi in Francia e Inghilterra fosse molto forte. I Rothchild iniziano la loro ascesa dopo la battaglia di Waterloo poiché avevano deciso di finanziare le truppe del generale Wellington e degli oppositori di Napoleone, inoltre a fine guerra attuarono un’interessante politica sul commercio dell’oro e dei bond inglesi, questo garantì loro una discreta egemonia politico-economica negli stati in cui la loro presenza era forte, decisero ad esempio anche le sorti della guerra civile americana optando per il non finanziamento degli stati del sud tramite il mancato acquisto del cotone da essi esportato.

Molti economisti sostengono che se Napoleone fu l’arbiter militare in Europa Nathan Rothchild ne fu l’arbiter economico.

Grazie alla rivoluzione industriale in Inghilterra si verifica il fenomeno della sovrapproduzione dei beni, questo fenomeno porterà, assieme al sovrappopolamento alla ricerca in altri continenti di un nuovo posto in cui vivere ed in cui vendere i prodotti delle industrie.

Ma partendo dalla storia della colonizzazione del nord America ci si accorge come, a differenza del modello olandese, quello inglese presupponga una politica di colonialismo economico non versata semplicemente al puro commercio e trasporto delle merci bensì all’importazione delle materie prime, la produzione di beni e l’esportazione di questi ultimi. Con la prima guerra mondiale l’Inghilterra decidendo di parteciparvi aggrava ancora di più una situazione economica già non del tutto florida, messa in crisi dalla ribellione delle diverse colonie, questa ribellione aveva messo in crisi il sistema precedentemente descritto impedendo l’acquisto delle materie prime e la vendita dei prodotti finiti o quantomeno restringendone il raggio geografico e aumentandone i costi.

Il colonialismo inglese è anche quello più intrecciato con fattori economici. Basti ricordare la guerra dell’oppio combattuta contro i cinesi, che scoppiò poiché gli inglesi tentarono di introdurre in Cina (nello specifico vendendolo nel porto di Hong Kong) l’oppio prodotto in India e Pakistan (colonia inglese al tempo), anche per poter assuefare la popolazione sperando di indebolire la presa del governo cinese su di essa. Questo non avvenne e anzi ci fu una risposta armata del governo cinese che fermò l’opera portata avanti dagli inglesi.

Inghilterra che nel corso degli anni hanno sempre mantenuto una propria indipendenza ed un proprie ecosistema economico/monetario rispetto a tutti gli altri paesi. Questo diventa evidente nel corso delle due guerre a cui gli inglesi partecipano quasi arrogandosi il ruolo di arbitri, come a non voler lasciare il dominio dell’Europa ad una potenza in particolare, continuando ad osservare e amministrare il continente ad una distanza di sicurezza necessaria a non compromettere il proprio sistema commerciale. Questo successe nelle guerre napoleoniche, nelle due guerre mondiali e succede anche adesso all’interno dell’Unione Europea con i britannici restii ad accettare l’euro come moneta, il far parte dell’Unione ma allo stesso tempo adottarne la valuta conferisce grandi vantaggi in termini di indipendenza, liberando il paese ad alcuni vincoli finanziari con la BCE.

Politica simile fu adottata dagli Stati Uniti d’America durante le due guerre mondiali, politica che consentì un cambio all’interno degli equilibri mondiali con lo spostamento dei centri di potere dal Vecchio al Nuovo continente.

Per cogliere l’importanza del comparto politico e industriale in Inghilterra si possono analizzare gli scritti di Dickens e Orwell.

Le colonie inglesi più importanti erano rappresentate dagli attuali: India, il Pakistan, Siria, Giordania, Egitto, Malta, parte del Canada e metà del continente australe.

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