Escúchame y te hablaré (Ascoltami e ti parlerò)

A cura di Martina Monaco

Amici, conoscenti, curiosi o tu in cerca di un’etichetta dello shampoo da leggere, sono emozionata nello scrivere, più o meno con attenzione, quello che sto vivendo.

MARTINA 1

Vi saluto e vi prometto che in questo diario di viaggio non farò troppe cancellature, che cercherò di rendere i miei pensieri raggomitolati più chiari possibile e di portarvi con me per due minuti a settimana lontano, dovunque quello che dirò vi conduca.

I viaggi io li ho sempre fatti con la fantasia, non si possono contare le volte in cui ho incrociato lo sguardo di persone sconosciute che avrei voglia di conoscere, o quante volte sono salita su un palco accompagnata dai migliori musicisti mentre facevo esibizioni da pelle d’oca, e sono stata in Africa, ah l’Africa, in cerchio attorno al fuoco con gli autoctoni, nei posti più sperduti dell’entroterra a cantare le loro canzoni ancestrali, poi in silenzio davanti ad un monaco buddhista nel suo monastero isolato su di un picco irraggiungibile. Avrò pure visto troppi documentari ma di viaggi mentali ne ho fatti tanti e non riesco a smettere.

Ora sono qui, 28°19’ N    16°34’ W nell’ arcipelago delle Isole Canarie, più precisamente in una città magica patrimonio dell’umanità: San Cristóbal de La Laguna (la adoro, anche solo per il fatto che c’è un servizio trasporti che è una meraviglia!) me ne sono innamorata subito, dei suoi colori pieni, del legno scuro dei famosi balconi tradizionali, della gente che è sempre cordiale e sorridente anche se piove.

Ah, stavo dimenticando, sono in ERASMUS e, no, non mi sarebbe importato più di tanto dove fossi stata spedita, cercavo solo il sole (e l’ho trovato), imparare una nuova lingua (che non so come, forse per la troppa voglia, parlavo già dall’aeroporto a Madrid, male, però rimanevo a galla) e non molto altro in particolare a dire la verità.

Volevo solo ANDARE, prendere il primo aereo della vita, respirare aria nuova, stringere legami, prendere tutti i colori che mi si fossero capitati davanti.

Non manca molto alla partenza e leggo per caso: “O si viaggia o si scrive”. Stropicciai il viso indispettita e dico: “No, non può essere!” io vorrò documentare, scrivere, filmare…

Si…il primo pensiero zoppicante e banale lo scrissi a dicembre dopo quattro mesi dal mio arrivo, scrissi:

“Dalla mia università si vede il mare

e si vedono le palme e gli aerei vicini, vicinissimi,

si sente un vociare dal suono allegro, e voli in arrivo.

Lo guardo l’aereo che passa, e il mio primo volo sembra già troppo lontano,

ho paura di quello che sento,

mi porterà chissà dove, alla prossima avventura.”

 

Quando lo buttai giù sapevo già di dover scrivere su questa rivista, mi sono messa a fare la descrizione di quello che sentivo e vedevo, che banalità!

Il fatto è che non è facile raccontare di sé, della propria vita, la mia “vita in miniatura” soprattutto se così INTENSA, costruita con le mie piccole mani inesperte ma forti, tanto lontana da casa. (Senza malinconia eh, sto tanto bene!)

Ero già andata via molte volte senza tornare mai tutta intera ma, solo nei miei pensieri fino a quel quattro settembre.

Andando via mi è più chiaro ciò che non voglio.

Io quelli di casa mia li chiamo “CAPPOTTI SCURI” li riconosci, hanno sguardi diffidenti, pensieri stanchi, chiudono in pugni le mani e non per il freddo. Non salutano, a parte qualche anziano eroe dall’alto della sua consapevolezza; non ti ringraziano né ti sorridono (certo che ci sono le eccezioni! Se mi vedi ridere mentre cammino da sola uno dei motivi potrebbe certamente essere quello). Ma che ne so sarà l’inverno, la montagna, la vita dura, la politica, il denaro.

Qui invece è tutto nuovo, in attesa di essere notato, odorato, sentito.

Saluti e baci!

 

  • PILLOLA ERASMUS 1°: “Piacere di conoscerti, mi rallegro di trovarti bene ma, caro italiano/a ci si becca in giro se capita!”. Non chiudetevi con i connazionali, non gli verrà un orgasmo per la vostra lasagna e non siete venuti in erasmus per navigare nelle stesse acque stantìe, scoprirete quanto siano belli e buffi gli stranieri!

 

  • PS: Fatemi le vostre domande e riflessioni, sarò felice di rispondere nel prossimo articolo! Potete scrivere su facebook (Martina Monaco) o su instagram cercandomi come “the_name_is_in_the_wind”.Ci risentiamo tra una settimana (non ho date fisse per le uscite degli articoli, vi aggiorno sui social, cercherò di attenermi al settimanale)

 

  • TI RISPONDO! Un’ amica mi ha chiesto perché fossi così felice ora; era una domanda retorica però dovevo rispondere! Nella mia vita non è cambiato nulla ma so in che direzione farla andare, e questo viaggio rispecchia sicuramente l’idea di quello che mi fa ardere! Libera di crearti una identità in un ambiente che non sa chi sei (ma che ti trova subito). LIBERTÀ AMICA, LIBERTÀ!

MARTINA 2.jpg

3.718 m di altitudine, Picco del Teide, la vetta più alta della Spagna.

Vi racconterò questa impresa da brividi (di freddo).

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