SANREMO: UNA SPACCATURA CULTURALE

A cura di Vito Dragonetti

Siamo da poco entrati nel 2019 e da quasi settant’anni, ad ogni inizio dell’anno, l’Italia intera si riunisce davanti alla televisione per seguire il Festival di Sanremo, una tradizione che, nel bene o

nel male, ha sempre fatto parlare di sé. Soffermiamoci un attimo a riflettere su questa parola, tradizione, che sarà un po’ il filo rosso di questa mia analisi sulla rinomata kermesse musicale. La mia intenzione infatti non è quella di analizzare le canzoni in gara, né per quanto riguarda i testi né per quanto riguarda gli arrangiamenti musicali, a proposito dei quali si parla già abbastanza. Vorrei invece parlare di un aspetto del Festival che quest’anno più che mai è diventato evidente ma del quale in pochi parlano. Basta infatti leggere i nomi degli artisti in gara e guardarsi un po’ intorno per rendersi conto di come il paese intero sia unito nel chiedersi ma questo chi è?” e “ma questo ancora canta?”. Per la nostra generazione, infatti, è più probabile che si conoscano i nomi di Achille Lauro, Ultimo, Irama, artisti sconosciuti alla maggior parte dei nostri genitori che conoscono sicuramente invece artisti come Loredana Bertè, Nino D’Angelo o lo stesso Claudio Baglioni, che agli occhi dei ragazzi di oggi sono quasi degli sconosciuti. Fino a qui niente di strano, è il normale cambio generazionale. La novità quest’anno però è che questa “divisione” è evidente sia per i giovani che per i meno giovani, in altre parole sia i ragazzi che i loro genitori durante la visione del festival si sono alternati nell’ascolto di artisti che conoscevano bene e di altri che non avevano mai sentito nominare prima, oscillando tra le due domande prima citate. La particolarità è proprio in questa netta divisione tra gli artisti “nuovi” e quelli “tradizionali”, cosa mai successa prima, o almeno mai stata così evidente al Festival di Sanremo. La spaccatura è troppo netta, manca la via di mezzo, manca il passaggio di testimone, è stato questo il grande errore del Festival di quest’anno. Probabilmente è stata una scelta, questa, fatta per cercare di avvicinare i giovani alla manifestazione per aumentare gli ascolti, scelta che si è rivelata completamente erratacome è evidente dal calo dello share. I giovani non hanno seguito molto il Festival perché non conoscevano la metà degli artisti in gara e i meno giovani non hanno seguito molto il Festival per lo stesso motivo. Che la musica vada sempre avanti e sia in continua trasformazione è ormai un dogma, ma a questo punto è lecito chiedersi se è giusto che ci sia una spaccatura così evidente nella musica italiana: non è necessario che le generazioni passate conoscano i nuovi cantanti, ma è giusto che i ragazzi di oggi non conoscano artisti che hanno anni di carriera sulle spalle e chehanno contribuito a scrivere pagine di storia della musica italiana?Bisognerebbe pensare al bene di quest’ultima e non cercare di fare più ascolti possibili, è proprio questa una delle cause per cui oggi la scena musicale italiana è così sterile. Ci siamo mai chiesti perché i ragazzi di oggi ascoltano la trap e non Battisti? Forse perché non hanno nulla di meglio da ascoltare?

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