United States of America: The American Dream

A cura di Simone Daraio

Fin da bambino ho sempre sognato di andare a vivere in America un giorno. Dopo tutti i film americani che ho visto e le canzoni che ho ascoltato, la mia mente è sempre stata affascinata da quel mondo che, sebbene sia al di là di un intero oceano, in qualche modo mi appartiene. Io mi sento un po’ americano, la sua cultura inconsciamente mi ha plasmato. Questo desidero, unito all’incontrollabile bisogno di evadere dal mio paese, con gli anni mi hanno fatto credere che la mia vera casa, il posto in cui io e la mia coscienza possano finalmente essere in armonia, siano proprio gli Stati Uniti d’America. Dopo un’adolescenza passata a bramare quel continente così lontano, finalmente nella primavera del 2015 parto per la prima volta verso la costa est degli Stati Uniti. Fu una sensazione strana salire sull’aereo, dopo tutta una vita passata a desiderare quel momento per provare finalmente l’emozione di “andare a casa”, come se un obiettivo di vita si sta finalmente per compiere. Fu strano perché in quel momento io non provai niente, non ero emozionato quanto avevo creduto: quando feci il mio primo passo sul suolo americano, appena fuori dall’aereo, io credevo che avrei pianto dalla gioia, e invece niente, totale indifferenza. Era come se quel desiderio così grande, quell’attesa così lunga, aveva ormai già consumato tutte le emozioni che potevo provare. Quasi mi sentii triste perché non provai ciò che credevo avrei provato, ma era ancora troppo presto per sentirsi delusi. Decisi così di iniziare a scrivere un diario di viaggio, ispirato dal libro “Un italiano in America” di Beppe Severgnini, volevo cogliere ogni dettaglio di quella terra e di quella cultura, per fare poi un confronto con il mio mondo e con la mia cultura da italiano.

Al giorno d’oggi sono stato in America già due volte e ho visitato ben 10 stati in due road trip e il mio diario di viaggio continua ad ampliarsi sempre più e ogni volta che torno noto dettagli nuovi e sempre più profondi della loro cultura, delle loro città e del loro stile di vita che, per quanto io credevo fosse assolutamente compatibile con il mio, in realtà è abbastanza distante da noi italiani. Quelle che scriverò ovviamente non saranno verità assolute ma solo le mie impressioni e la mia visione dell’America che ho avuto modo di costruire nelle poche settimane in cui ci ho vissuto.

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Dal mio primo diario di viaggio americano (21-04-2015):

Appena scendo dall’aereo la prima cosa che noto è la moquette, il settore arrivi dell’aeroporto di Philadelphia è tutto interamente tappezzato di moquette, saloni giganteschi di sola moquette, questo mi ha confermato che gli americani adorano davvero tanto la moquette. Alla dogana una poliziotta controlla i documenti, prende le impronte digitali di entrambe le mani, fa un paio di foto con la webcam e mi fa una sorta di interrogatorio che sarà durato quasi 20 minuti sul perché sono venuto negli Stati Uniti, dove andrò a stare, da dove ho preso i soldi per venire, etc. Stremato dal viaggio e dall’amichevole benvenuto, esco dopo quasi un’ora dall’aeroporto e provo per la prima volta la piacevole sensazione di sentirmi dall’altro lato del mondo, letteralmente e figurativamente, ovvero credevo di avere un mondo davanti tutto da scoprire, un mondo di cui sapevo moltissime cose che durante il viaggio ho avuto modo di confermare ma anche pieno di nuove curiose sorprese. Presa l’auto ci dirigiamo verso l’hotel, ammiro il panorama e i grattacieli di Philadelphia che ti fanno sentire così tanto ”in America”. Il giorno dopo mi aspettavano 7 ore di viaggio in auto per andare da Philadelphia (Pennsylvania) a Durham (North Carolina) dove risiedeva temporaneamente mia cugina. Attraversiamo la Interstate 95, che è un po’ come la nostra autostrada adriatica A14, collega la parte nord e sud della costa orientale.

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To be continued…

United States of America – Rubrica completa

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