L’era della domotica è iniziata

A cura di Simone Daraio

 

“Alexa, accendi la luce”

“Alexa!”

“ALEXA!!”

*thu thu*

“ACCENDI LA LUCE!”

“Scusami, non ho capito.”

“Alexa sei stupida!”

“Non è molto carino da parte tua.”

In quel momento sei al buio da ormai 30 secondi e ti senti un idiota ad aver parlato a vanvera, dovresti prendere il telefono e aprire l’app di Alexa per poi accendere la lampadina; tutto ciò ti stufa e a quel punto allunghi la mano verso l’interruttore (tempo medio per accendere la luce manualmente: 1,2 secondi).

Alcuni lettori di questo articolo già possiedono un assistente vocale, altri lo hanno provato a casa di un amico e non vedono l’ora di poterlo avere nel loro salotto o nella loro cameretta. Alcuni mi chiedono, che cosa ci fai con l’assistente vocale? E io rispondo “Mah, ogni tanto la offendo. Le ordino di mettere la musica ma molto spesso mette delle playlist talmente trash che era meglio il silenzio e, la cosa più utile di tutte, le chiedo di mettere il timer per la pasta!”.

Al giorno d’oggi gli assistenti vocali non sono proprio utilissimi, soprattutto se non si ha nessun altro dispositivo di domotica quali luci smart, tapparelle elettriche, termostati… Io personalmente l’ho trovato utile qualche volta quando studio, le chiedo al volo di fare qualche calcolo matematico, oppure le chiedo cose tipo “che cos’è l’induzione elettromagnetica”, “in che anno è uscito il film…”, “in che anno è nato Tizio”. Insomma, a parte situazioni botta e risposta ancora non si possono fare vere e proprie conversazioni con loro. E’ una tecnologia ancora molto acerba, eppure, specialmente nell’ultimo Natale, ci hanno spinto ad acquistarla propronendocela a prezzi super stracciati a partire da 20€ a dispositivo. Perché ci hanno spronato a comprare un prodotto di così alta tecnologia a un prezzo così basso? Bè, la risposta è quasi ovvia, servono dati. Il vostro assistente vocale è costantemente connesso ad internet ed è sempre in ascolto; quando accettate i famosi “termini di condizione” acconsentite di elaborare i vostri dati (si spera in maniera anonima). Questo vuol dire che non solo tiene traccia di tutto ciò che le chiedete direttamente ma anche tutto ciò che dite nella stanza durante la giornata. Per quanto inquietante sia un computer che elabora costantemente le vostre conversazioni, pare essere al momento il metodo più efficace per migliorare velocemente questa tecnologia ed in effetti, da quando è uscito il primo Amazon Echo in Italia, ovvero poco più di un anno fa, ad oggi, la sua abilità nel comprendere l’italiano è migliorata vertiginosamente; questo soprattutto grazie a migliaia di dispositivi sparsi per tutto il paese che elaborano costantemente le richieste, in ogni tipo di accento, dal siciliano al milanese.

E’ tutto ciò eticamente corretto? E’ una questione troppo complicata che non voglio affrontare, altrimenti dovrei includere anche gli smartphone e tutti i dati sensibili che ci stanno sopra che inconsciamente avete accettato di condividere con il costruttore del telefono o del sistema operativo. Da uomo di scienza e informatico direi che questo tipo di machine learning è un metodo dannatamente intelligente ed efficace per costruire un assistente vocale parzialmente intelligente. Sta al singolo accettare o meno questa invasiva condizione.

Il secondo problema che voglio affrontare riguarda più strettamente l’IoT (Internet of Things) ovvero tutta quella serie di oggetti smart quali lampadine, termostati, ventilatori, tapparelle, antifurti, poltrone!.. che sono connessi ad internet e si interfacciano con gli assistenti vocali. Ciò significa che ogni singola lampadina smart è a tutti gli effetti un piccolo computer, connesso ad internet. Di lampadine e oggetti smart oggigiorno se ne trovano di una miriade di marche diverse, i cinesi ovviamente dominano il mercato soprattutto per i prezzi economici. E’ stato interessante analizzare il funzionamento di una lampadina smart e cercherò di riassumerlo in breve:

Quando chiedo ad Alexa di accendere la lampadina, quello che farà non sarà mandare direttamente il comando alla lampadina che sta a due metri da lei, ma Alexa chiederà ad un computer che sta in Cina di accendere la lampadina dell’utente X, il computer in Cina a sua volta manderà il comando alla mia lampadina per farla accendere.

Tutto ciò, con la velocità di internet dei giorni nostri, avviene nel giro di pochi millisecondi e nemmeno ci accorgiamo che per accendere la lampadina hai dovuto far viaggiare un segnale elettrico per migliaia di chilometri.

La questione critica in tutto questo non è tanto che qualche scienziato cinese sta elaborando statisticamente i dati di quando e quanto spesso accendo o spengo la luce in camera mia, per me possono pure farlo e non me ne frega niente. Ma più che altro come quella semplice lampadina è contemporaneamente connessa sia al computer cinese che alla mia rete interna di casa, dove viaggiano tutte le mie informazioni private. Questo è un problema da non sottovalutare, e di costruttori di dispositivi Smart ce ne sono a centinaia e non solo cinesi. Alcuni costruttori adottano una tecnologia diversa, dove per accendere la lampadina non è necessario contattare dei computer esterni alla mia abitazione e Alexa manderà un comando direttamente alla lampadina che sta affianco a lei. Soluzioni “più sicure” di questo tipo sono però tipicamente e paradossalmente più costose: una singola lampadina smart di un costruttore “fidato” può arrivare a costare anche 70€ contro i 15-20€ di una cinese.

Siamo ancora agli inizi dell’era della domotica e ci sono ancora tantissimi problemi da affrontare e risolvere, sia etici che pratici. Ancora una volta sta a voi decidere se far parte della comunità di cavie e godere da subito di una tecnologia ancora parzialmente inutile o aspettare e sperare che le cose si evolvano in una direzione più trasparente e definita.

 

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