Venezuela: La straziante miopia dei socialisti europei

A cura di Andrea Mario Rossi

Non è un caso che, negli ultimi giorni, sia la questione Venezuelana a dominare le scene mediatiche dell’informazione “Mainstream” nostrana.

Dopo una serie di insuccessi militari e politici clamorosi, gli Stati Uniti d’ America riprovano la strategia “dell’ esportazione della democrazia.”

Come? Il copione è oramai noto.

Finanziare l’opposizione “Golpista” all’interno di uno stato sovrano, mettere le mani sull’economia e sulle risorse naturali di quel territorio e, soprattutto, sradicare una delle realtà ideologiche e sociali più pericolose  per l’imperialismo a stelle e strisce: il Chavismo Bolivariano.

In queste ore, tutti noi sentiamo ripetere dalla quasi totalità dei nostri mezzi di (dis)informazione, queste frasi: “Maduro è un dittatore sanguinario”, “ Tutta la Comunità internazionale ha riconosciuto Guaidò quale nuovo Presidente ad Interim, manca soltanto l’Italia.” “Maduro non ha consenso popolare.” Ecc. ecc.

Un attacco mediatico imponente, preludio, forse, ad un intervento militare se il presidente, legittimamente ancora in carica, dovesse continuare a resistere.

 

La ricostruzione dei fatti

Il 24 Gennaio scorso, il leader dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidò si autoproclama Presidente del Venezuela, violando le elementari norme costituzionali di quel paese ed aprendo l’ennesima crisi istituzionale degli ultimi anni a Caracas.

Il Presidente in carica, Nicolas Maduro reagisce bloccando le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

La Costituzione venezuelana non consente al leader dell’Assemblea Nazionale di prendere ad interim le prerogative del presidente della Repubblica, se quest’ultimo, è ancora nel legale esercizio delle sue funzioni.

Nicolas Maduro è stato eletto per la seconda volta, nelle elezioni presidenziali del Maggio 2018 con il 67,8% dei consensi.

Elezioni contestate da parte della comunità internazionale e dall’opposizione interna che ha accusato il leader del Partito Socialista di “Brogli” ed “Irregolarità diffuse.”

 

La Situazione Economica e Sociale

Il Venezuela combatte da anni contro una crisi economica e sociale dovuta al boom della disoccupazione (14% nel 2015) e alla forte inflazione dovuta alla svalutazione del “Bolivar Sovrano”.

Si unisce a tutto ciò, una iper produzione di petrolio alla quale non corrisponde un’offerta adeguata.

La compagnia petrolifera statale (PDVSA) ha dovuto subire il crollo del prezzo del greggio e dunque una forte stagnazione dei ricavi.

All’interno di questo contesto, gli Stati Uniti non vogliono perdere l’occasione di “rovesciare” uno degli ultimi paesi socialisti dell’America Latina.

 

La strategia di Trump

Dopo la vittoria di Bolsonaro in Brasile, il Venezuela risulta essere l’ultimo grande  paese del “Sud” non allineato alle politiche economiche degli “States”.

Il progetto è chiaro: utilizzare l’oramai trentennale strategia dell’ “esportazione della democrazia” e del “rovesciamento di un dittatore sanguinario”, per mettere in atto un vero e proprio colpo di Stato.

I tempi sono maturi per tornare a fare affari in Venezuela e sradicare definitivamente quel che resta del Chavismo.

 

Maduro è davvero così isolato?

La comunità internazionale non è compatta  nell’analisi di questa vicenda, anche perché vi sono interessi economici e politici contrastanti.

Il Presidente della Repubblica Bolivariana può ancora godere del sostegno della Russia e della Turchia e sulla “neutralità” di alcuni stati dell’Unione Europea che si sono astenuti in merito alla risoluzione che chiedeva il riconoscimento di Guaidò quale legittimo Presidente.

Si tratta di Italia, Grecia, Cipro,Irlanda, Romania, Islanda e Slovenia.

 

La totale miopia dei “Progressisti Europei”

Fatte tutte queste premesse, si può ora analizzare con equilibrio la situazione.

L’Unione Europea e parte delle elite economiche e finanziarie che la governano, si sono immediatamente affrettate ad allinearsi alla posizione del governo Americano: questo è comprensibile, considerata la medesima aderenza agli ideali liberisti.

Quello che, a mio parere, risulta molto meno comprensibile è la “corsa” al riconoscimento di un presidente “Golpista” a tutti gli effetti, da parte della stragrande maggioranza dei partiti del “Socialismo” europeo.

Non voglio essere frainteso: Maduro ha le sue responsabilità all’interno della conduzione di questa crisi, il popolo venezuelano è realmente in difficoltà.

Il tema su cui voglio porre una seria riflessione è il seguente: non era la “Sinistra” a perseguire l’ideale dell’autodeterminazione dei popoli?

Giustificare ingerenze politiche ed economiche all’interno del processo costituzionale di un popolo sovrano a tutti gli effetti, rischia di demolire definitivamente la credibilità internazionale degli schieramenti “Progressisti”.

A tal proposito,  il Presidente del Consiglio Italiano Giuseppe Conte, si è dimostrato molto più equilibrato e ragionevole dichiarando : “Non incoroniamo nessuno che non passi da elezioni democratiche.”

Una presa di posizione sensata, volta a prendere le distanze da un “entusiasmo interventista” diffuso e totalmente inopportuno, proprio di ambienti che si definiscono tutt’oggi  “internazionalisti”.

Ecco, questo semplice ma fondamentale principio di rispetto della sovranità costituzionale e democratica di un Popolo, avrebbe dovuto animare le idee e le azioni di uno schieramento progressista decente.

 

All’interno del Parlamento Europeo, soltanto la Sinistra considerata estrema del “Gue/NGL” ha avuto il coraggio di affermare la coerenza di questi principi.

Un segnale importante è arrivato anche dall’ M5S che ha deciso di astenersi.

Tristissimo, infine vedere il Partito Socialista Europeo (tra le cui fila militano numerosi parlamentari del Partito Democratico) conformarsi ad un voto contrario ai suoi principi fondativi per altro in compagnia dei movimenti di estrema destra, tanto osteggiati all’apparenza.

Chiudo con questa provocazione: che cos’ha di “Socialista” un partito che vota contro l’autodeterminazione di un Popolo sovrano?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

 

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