Sanders di nuovo in campo, Biden si fa aspettare

A cura di Marco Di Geronimo

Bernie Sanders ci riprova. L’anziano senatore del Vermont ritenta la sorte alle primarie del Partito Democratico americano. Stavolta dovrà confrontarsi con una gamma di sfidanti molto più agguerrita. E con un rivale temibile: Joe Biden.

Bernie Sanders, deputato e poi senatore del Vermont da oltre trent’anni, era da sempre apparso un povero pazzo all’interno del Congresso americano. Dichiaratamente socialista – in un Paese in cui si fa fatica a distinguere Franklin Roosevelt da Josif Stalin – si credeva non avesse chance di competere per la vittoria finale. Eppure ha sollevato un’ondata a sostegno senza precedenti.

Bisogna ammettere che è stato facilitato dall’assenza di competitor. Elizabeth Warren, senatrice progressista in quota dem, aveva dato due di picche poco prima della partenza. E con lei tanti altri: il favor dei quadri verso Hillary era troppo forte. Così la mancanza di alternative, combinata a una delle campagne più convincenti e travolgenti degli ultimi anni, ha spinto Sanders molto più in alto del previsto. Al punto da proiettarlo alle calcagna di Hillary.

Dopo la grande sconfitta, Sanders ha provato a ripartire. Anzitutto fondando Our Revolution, una associazione progressista che prova a organizzare la corrente più a sinistra del Partito. E il suo appello ai suoi militanti ha permesso l’affermazione di molti candidati progressisti alle ultime elezioni. Tra cui Alexandria Ocasio-Cortez, giovanissima ispanica che ha espugnato un seggio di New York a lungo in mano dell’ala centrista dei dem. E che adesso è una delle politiche più in vista e popolari della scena statunitense. Va detto che l’onda lunga innescata da Sanders ha realizzato anche terreno fertile per la neonata rivista socialista più letta d’America, Jacobin Magazine.

Il senatore del Vermont ha annunciato la sua discesa in campo con un video in cui tocca tutti i principali temi delle sue battaglie (salario minimo, sanità, educazione, immigrazione). C’era chi notava un grande assente: il finanziamento basato su piccole donazioni, rigettando i PACs (i grandi flussi di denaro teleguidati dalle corporations). Ha dovuto subito tacere: un’ora dopo la pubblicazione del video, Sanders aveva già raccolto 1 milione di dollari. Che sono diventati 6, in ventiquattr’ore. Donazione media: 27$.

Difficile dire se Sanders vincerà o meno le primarie democratiche. Stavolta dovrà confrontarsi con tanti altri candidati. Tra cui Kamala Harris (donna di colore in posizione solida secondo i sondaggi) e proprio Elizabeth Warren (stavolta scesa in campo, ma molto più debole del previsto). I candidati democratici sono destinati a moltiplicarsi: già adesso la gamma è molto ampia, superando perfino le dieci unità.

E manca ancora un posto a tavola. Quello destinato al grande favorito: Joe Biden. Il vicepresidente di Obama, che la volta passata si tenne fuori dalla mischia per elaborare il lutto del figlio, stavolta sembra pronto al grande passo. E l’apparato del partito ha bisogno di un suo uomo su cui puntare. Anche perché – ringraziando il cielo – le voci sul ritorno di Hillary sembrano infondate.

Sarà lui il principale sfidante di Bernie Sanders alle primarie democratiche. Destinato a scomparire, invece, pare Beto O’Rourke, ex deputato texano uscito con le ossa rotte dalla corsa per il seggio al Senato. L’Obama bianco (come è stato soprannominato) è ancora deciso se candidarsi o meno. Ma l’establishment del PD a stelle e strisce ha un altro progetto per lui: farlo correre ancora per la poltrona senatoriale. La ragione è presto detta: il sogno erotico dei dem è colorare il Texas di blu. Se il fortino repubblicano cambiasse sponda nel 2020, le elezioni presidenziali sarebbero vinte. E la spinta di una campagna martellante sul territorio guidata da O’Rourke fa gola. Dopotutto, Beto è giovane. Verrà il suo turno. A maggior ragione se trasforma questo sogno in realtà.

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