Protesta alla Ferrero

A cura di Giorgio Genovese

Cara Ferrero,
sì, questa lettera è indirizzata a tutta la Ferrero, perché non so davvero se mai verrà letta da qualche amministratore.
Con queste – che spero vivamente siamo poche – parole, volevo complimentarmi con voi tutti per il meraviglioso lavoro che fate, per i prodotti che ideate: le vostre merendine mi hanno sfamato quando non sapevo cosa mangiare, i vostri “manicaretti in serie” – così li chiamo perché questo nomignolo mi da l’idea che ci sia più amore nelle vostre confezioni – mi hanno accompagnato durante i momenti difficili.
Davvero, complimenti per tutto.
Non pensate, però, che io sia contento e soddisfatto.
Perché c’è una cosa che proprio non riesco a farmi andare bene.
Mi potreste, gentilmente, spiegare perché mai la Nutella non è infinita?
Insomma, uno s’aspetta che, con l’avanzamento tecnologico del 2019, voi riusciate a produrre quantità sempre maggiori della vostra meravigliosa crema alle nocciole.
Eppure, ogni volta che apro un barattolo e ne pregusto il sapore – che sì, c’è dentro l’olio di palma ma voi siete la Ferrero e ne usate solo la parte “buona”, qua a Milano si usa dire “top” per queste cose – io già so, nel mio profondo, che finirà relativamente presto.
Oddio, ad onor del vero c’è da dire che va “a periodi”.
Ma andiamo con ordine.
Vado al supermercato ed ogni volta mi fermo di fronte al reparto dolci.
Li scruto un po’ tutti con attenzione, perizia… Tanto so già dove andrò a parare: prenderò un grosso barattolo di Nutella.
Ma non uno a caso, dev’essere il più grosso, il più luccicante sullo scaffale, quello che s’è già venduto a me da solo.
Beh, dopo questa certosina rassegna, ne trovo sempre uno che fa al caso mio.
E sono semplicemente euforico all’idea di poterne godere a pieno.
Così vado alla cassa, pago e torno di corsa a casa per inaugurarlo, per far sì che la mia intima e profondissima relazione con esso abbia inizio.
Inutile dire che le prime cucchiaiate sono causa di miei molteplici “foodgasms”.
Quelle che vengono dopo sono sempre meno entusiasmanti, perché già ne conosco il sapore unico ed inimitabile ma, non per questo, meno fondamentali acciocché il tutto si compia.
Inizio davvero a tremare, in effetti, quando il cucchiaio o il coltello toccano il fondo del barattolo: inizio a raschiarlo, a pulirne ogni millimetro, per poter gioire fino all’ultimo istante di quell’Ambrosia.
Nella mia testa iniziano a prendere forma domande dal carattere esistenziale.
E se non trovassi un altro barattolo così perfetto? E se non riuscissi ad andare avanti? E se poi non fossi in grado di sostituirlo?
Sì, insomma, ogni barattolo è davvero unico, per me.
Addirittura, quelli con cui ho ricordi quasi indelebili, li ho riutilizzati come porta-caffè, zucchero e sale.
Perché quello è stato l’unico modo per superarli: tenerli sempre con me, anche se in altre vesti.
Però, ecco, ne ho appena finito un altro.
Mi sento vuoto, privo di uno scopo, come se ora niente avesse più senso.
E la colpa è solo vostra! Siete un problema non solo per me, ma anche per molti altri vostri clienti.
Quindi, ancora complimenti: complimenti per aver creato l’illusione perfetta, per aver dato forma ad un sogno proibito.
La prossima volta, prendo la crema a due colori: magari quella da più soddisfazione.

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