F1 a carte coperte: l’analisi dei test misteriosi

A cura di Marco Di Geronimo

Anche la seconda sessione di collaudi non riserva sorprese. La Formula 1 parte a carte coperte: quest’anno più degli altri. Abbiamo sempre saputo che i test di Barcellona non sono mai indicativi delle performance di tutto un anno. E però ci aspettavamo di più, da questi otto giorni invernali. Invece abbiamo pochi dati in mano. Tra questi: che la Ferrari è messa bene. Ma anche: che la Mercedes è una totale incognita. Analizziamo tutte le squadre, una per una, da chi ha girato di più a chi ha girato di meno. Anche perché i tempi, nei test, contano davvero poco.

MERCEDES

Giri totali: 580

Miglior tempo: 1’16”224, C5 (Lewis Hamilton)

I tedeschi si sono svelati molto poco. Chiaramente la W10 non sembra convincere al 100% la Casa di Stoccarda, che ha schierato un nutrito pacchetto di aggiornamenti per la seconda manche di collaudi. La stella a tre punte ha saggiato a pieno le mescole più morbide solo negli ultimi giorni, dopo aver a lungo lavorato sulle più dure del lotto. Un dato da leggere abbinato al maggior numero di giri (ben 1190 in otto giorni!). Pur volendo far la tara di tutti i valori ignoti (assetto, carburante, mappature…) è segno che il team di Brackley ha preferito lavorare molto sul progetto. Forse perché ne ha individuato alcuni punti carenti. Ma attenzione: una maggior cura ai dettagli non è di certo sintomo di difficoltà. La Mercedes rimane un rivale temibile: solo, non si sa quanto.

RENAULT

Giri totali: 528

Miglior tempo: 1’16”843, C5 (Nico Hulkenberg)

Teniamo sotto controllo la squadra francese. Il team di Viry-Chatillon potrebbe essere l’outsider della stagione. Non soltanto per la scoppiettante coppia Hulkenberg/Ricciardo, ma anche per la rivoluzione tecnica che ha interessato la vettura giallonera. Non è un caso quindi che i transalpini si siano dedicati a intensi controlli aerodinamici sui profili alari anteriore e posteriore. D’altro canto i francesi dichiarano di aver anche raggiunto ambiziosi obiettivi motoristici. Il responsabile dei motoristi, Taffin, ha dichiarato di aver «rivisto in pista tutto quello che avevamo rilevato al banco di prova». Tra l’altro Renault batte Honda in giri totali (956 a 811), ed è al livello di Mercedes per numero medio di giri per team motorizzato (478).

HAAS

Giri totali: 487

Miglior tempo: 1’17”076, C5 (Romain Grosjean)

Il più in difficoltà tra i team Ferrari: non basta una seconda sessione meno travagliata a smacchiare la squadra di questa impressione. Il team americano risente della concorrenza diretta dell’Alfa Romeo (complice l’iniezione di fiducia e di danari FCA). La squadra a stelle e strisce ha però puntato sulla sua affidabilità, intascando un bel numero di giri che le regala la medaglia di bronzo di questa classifica fondisti. Sulla squadra ricade un obbligo pesante: riconfermare il risultato dello scorso anno. Impresa difficile, anche considerata la coppia di piloti (non propriamente la più semplice della griglia…).

WILLIAMS

Giri totali: 479

Miglior tempo: 1’18”130, C5 (George Russel)

«Mentirei se non dicessi che siamo la macchina più lenta in griglia»: con queste parole George Russell ha messo il team di fronte alla dura realtà. La squadra britannica ha provato a recuperare i due giorni di ritardo che aveva dovuto scontare durante la prima sessione. E perciò ha messo in saccoccia quasi quattrocentottanta tornate. Ma la FW42 continua a deludere. Il 2019 della squadra di Grove si apre quindi con nuvoloni grigi, e senza facili bersagli. Tutte le squadre della seconda metà della griglia sembrano notevolmente più consistenti rispetto alla Williams. Presto per darlo per certo, ma la paura d’essere condannati a fanalino di coda è palpabile.

TORO ROSSO

Giri totali: 453

Miglior tempo: 1’16”882, C5 (Alexander Albon)

Più volte sul podio virtuale, la Toro Rosso sorride. La STR14 è nata bene e ha incassato più giri della consorella maggiore in questa seconda tranche di collaudi. Ricordiamoci che la squadra di Faenza ha rinnovato per intero la line-up e quest’anno schiera il rientrante Daniil Kvyat a fianco al debuttante Alexander Albon. La squadra deve riscattarsi da un 2018 non all’altezza, ma non sprecato. La piccolina di casa Red Bull ha infatti preparato il terreno alla collaborazione con Honda e quest’anno passa dall’incasso. Tra l’altro potrà contare sull’esperienza di Kvyat al simulatore Ferrari (il russo pare inoltre in una fase positiva). Vedremo se saprà giocarsi buone carte con i competitor di seconda fascia. Molto dipenderà dall’incognita del motore Honda.

McLAREN

Giri totali: 428

Miglior tempo: 1’1’17”084, C5 (Lando Norris)

Veloce quando gli altri non spingono. Questo è il verdetto del Circuito di Barcellona, che ha regalato a Woking qualche soddisfazione ma nessuna garanzia per il futuro. La squadra inglese viene da un ciclo di insuccessi e dovrà mettere a frutto la collaborazione con Renault. Specie adesso che la Honda vorrà concretizzare qualcosa assieme alla Red Bull. Il management dice di non voler «mettere pressione» né su Norris né su Sainz: ma il punto cruciale è far camminare la nuova McLaren. Pare che il team abbia una prospettiva di lungo periodo: perlomeno ce l’ha Sainz, convinto che la squadra arancione abbia bisogno di qualche anno per arrivare a lottare per la Top 3. E che dice chiaramente ai tifosi: «Siamo ancora lontani. Se non altro, miglioriamo».

ALFA ROMEO

Giri totali: 415

Miglior tempo: 1’17”239, C5 (Kimi Raikkonen)

Forse pompata dai media, di certo migliorata dall’anno scorso. La squadra italo-svizzera ha un supporto economico molto alto da Torino. E si vede. L’Alfa Romeo Racing schiera una vettura con profili alari ambiziosi e annovera l’ex tecnico Ferrari Simone Resta. Se ci aggiungiamo una coppia piloti come quella Raikkonen-Giovinazzi, è chiaro che il passo avanti è obbligatorio. Il team scommetterà di certo anch’esso sul lungo termine. Però ha fatto un buon lavoro nell’inverno e ha già testato alcuni elementi che ritroveremo a Melbourne, come alcuni curiosi deviatori di flusso sull’anteriore. I soldi ci sono, i piloti e i tecnici anche, il lavoro dell’anno passato pure: la C38 è chiamata a stabilizzare la Sauber in seconda fascia. Niente male, per una squadretta fino a poco fa data per vicina al fallimento e stabilmente nelle ultime piazze.

FERRARI

Giri totali: 399

Miglior tempo: 1’16”221, C5 (Sebastian Vettel)

Che la SF90 sia nata bene è ormai un dato inoppugnabile. La nuova creatura del Cavallino si dimostra molto affidabile. È stata promossa a pieni voti dai suoi due piloti («Sembra in fase avanzata di sviluppo», dice Vettel; «Molto facile da guidare» replica Leclerc). Segnali incoraggianti, dunque. Ma non lasciamoci ingannare dalle dichiarazioni altrui: meglio non sovraccaricare di aspettative una squadra che si trova in una difficile fase di transizione. È innegabile però che gran parte dei riflettori sono puntati su Maranello. Tra l’altro, è vero che i testacoda e i fuoripista della seconda sessione contano poco. Ma hanno ridotto di molto il tempo di lavoro a disposizione. Nulla di preoccupante, ma comunque qualche decina di giri in meno.

RACING POINT

Giri totali: 377

Miglior tempo: 1’17”556, C5 (Lance Stroll)

La vera incognita del mondiale 2019. L’ex Force India, adesso di proprietà di Lawrence Stroll, non ha dimostrato granché durante i test invernali. La squadra rosa convince poco, eppure conta su un capitale ingente. Non soltanto economico, ma anche umano e tecnico. Certo, Lance Stroll e Sergio Perez non sono Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. Ma i piloti della Racing Point scontano carriere un po’ sfortunate e sarebbe errato darli per scarsi. Soltanto Melbourne può dirci in quale parte della griglia si posizionerà. Ma una cosa è sicura: se avessero delle difficoltà, sarebbe un problema per Mercedes. Che fino all’anno scorso poteva contare su di loro come presidio nella seconda fascia della griglia. E adesso si troverebbe, data la scarsità della Williams, scoperta tra i team minori.

RED BULL

Giri totali: 358

Miglior tempo: 1’17”091, C5 (Pierre Gasly)

«Non avrei mai potuto fare il tempo della Ferrari»: e così Pierre Gasly taglia corto i paragoni cronometrici con la SF90. Eppure la RB15 sembra una bella vettura, un puledrino dotato di certe doti particolarmente pericolose in questo campionato. Alcuni predicavano un secondo posto virtuale per la squadra anglo-austriaca, interponendola tra Ferrari e Mercedes. Crediamo sia un po’ troppo, e un po’ troppo presto per dirlo. Di certo Milton Keynes parte con un sorriso più ampio del solito («i migliori test della storia della squadra») e si candida a terzo incomodissimo della stagione 2019. Se la Ferrari non avesse una posizione di solido vantaggio, sarebbe una grande gatta da pelare per Maranello. Perché i Bibitari sono più performanti sulle piste miste e lente. Proprio quelle sulle quali la Ferrari è più forte rispetto a Mercedes. Un ostacolo importante, in una ipotetica lotta all’ultimo sangue per il titolo iridato.

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