Up & Down del GP d’Australia

A cura di Marco Di Geronimo

Archiviamo il primo Gran premio della stagione. Non proprio un successo per la Scuderia Ferrari, partita favorita e arrivata con mezzo giro di ritardo. Ma senz’altro una vittoria per Valtterri Bottas, dominatore della gara di Melbourne. E di certo pure per la Mercedes, conquistatrice di una doppietta solidissima. Ma quali piloti vogliamo promuovere, quali bocciare dopo la 35^ edizione del GP d’Australia? Scopriamo assieme gli up & down individuati da Leukòs.

UP #1: VALTTERRI BOTTAS

Il secondo pilota della Mercedes non è più tanto secondo. Valtterri ha conquistato la Terra dei Canguri con una prova di forza impressionante. Il finnico ha espropriato Hamilton della leadership fin dalla partenza e poi non ha più ceduto lo scettro del comando. Il muretto sembrava sfavorirlo, quando ha preferito far rientrare il caposquadra per primo. Ma la strategia era sbagliata: e una buona gestione di gomme ha regalato oltre 20” di vantaggio sul compagno di team. Ciliegina sulla torta il giro più veloce in gara, che vale un punto aggiuntivo meritatissimo, guarnizione di una gara che per il #77 sa di riscatto (e di assicurazione sul sedile).

UP #2: KIMI RAIKKONEN

Alla sua prima uscita con l’Alfa Romeo Racing, Iceman non delude affatto. La monoposto aveva dimostrato del potenziale: ma bisogna saperlo cavalcare. La gara di Giovinazzi non è stata all’altezza del Campione 2007. Che invece ha dato una regolata ai suoi avversari di metà griglia e si è tenuto lontano da duelli pericolosi. Porta così a casa una splendida ottava posizione, sfruttando anche i ritiri delle squadre più forti (la Renault di Ricciardo e la Haas di Grosjean). Proprio quello che dovrebbe fare un pilota del suo calibro in un team piccolino: procacciare i punti che la squadra non sarebbe in grado di mietere da sola.

UP #3: DANIIL KVYAT

Qualcuno ha provato a rottamare il russo. Non ci è riuscito. Forse Daniil è ritornato in Toro Rosso solo perché i bibitari erano a corto di alternative. Ma stavolta l’esperienza pesa. E si vede. Il giovanotto difende con le unghie e con i denti il suo 10° posto dagli  attacchi di Pierre Gasly, al volante di ben altro bolide (la sorella maggiore Red Bull Racing). La STR14 non è certo un missile, mentre la RB15 ha dimostrato – con Verstappen – una grande competitività. La differenza di manico tra Kvyat e Gasly è evidente. Questa volta il russo di Roma ha dimostrato una stoffa e un valore mai visti prima. E che nel corso del 2019 possano accendersi alcuni riflettori su di lui, chi scrive sarebbe disposto a scommettere qualche nichelino.

DOWN #1: LEWIS HAMILTON

Sebastian Vettel ha l’attenuante del problema tecnico. Che invece il #44 non ha. Vero, la sua corsa è  stata compromessa dalla strategia: il muretto ha sbagliato a coprirlo dall’undercut di Seb, e la mescola media non si è rivelata vincente. Ma cos’altro potevano fare? Al tempo stesso Lewis non dimostra mai – forse non voleva? – quel lampo di genio, o meglio, di piede con cui ogni tanto ribadisce la sua superiorità. Il giro più veloce va a Bottas: e forse poteva essere un graffio importante per il campione in carica. Ma gli va riconosciuto che ha tenuto a bada Verstappen, a sua volta in palla (ma autore di una inopportuna sbavatura sul finale).

DOWN #2: PIERRE GASLY

Mentre il suo compagno di squadra lotta per l’argento, Pierre Gasly si dimostra incapace di battere una Toro Rosso. Siamo d’accordo che si è trovato davanti un Daniil Kvyat determinatissimo a difendere il suo amor proprio. Ma la RB15 quest’anno sembra una macchina davvero solida e competitiva. Perlomeno a Melbourne ha dimostrato una superiorità anche rispetto alle Ferrari, in termini di passo gara. È possibile che la differenza di performance dipenda dalla diversa strategia? Certo. E Gasly partiva comunque 17° (buona quindi la sua rimonta di 6 posizioni, in un GP altrimenti avarissimo di sorpassi). Ma il duello con Kvyat, con una tale disparità delle armi, lascia l’amaro in bocca. Perché la sensazione è che Pierre poteva, ma non ha osato.

DOWN #3: ANTONIO GIOVINAZZI

Debutto nerissimo per il primo pilota italiano dai tempi di Vitantonio Liuzzi. Il pugliese alla guida dell’Alfa Romeo ha navigato nella parte bassa della griglia senza soluzione di continuità. E si è offerto alle telecamere solo per un siparietto molto triste. Nel quale interpretava la parte della volpe braccata dai cani: una scelta strategica non proprio geniale gli ha ritardato il pit-stop al punto da ritrovarsi con gomme poco performanti attorno alla metà gara, costringendolo a subire una trafila di sorpassi prima di poter rientrare ai box. Emerge nettissima la differenza con Raikkonen. È pur vero che divide il box con un Campione del Mondo. Troppo presto per urlare alla disfatta e alla vergogna: il 2019 è lungo. Ma che il GP d’Australia gli sia andato male, questo è innegabile.

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