Basilicata al voto : una vera opportunità di cambiamento o semplice illusione?

A cura di Paolo Cammarota

Eccoci, ci siamo quasi , le tanto attese elezioni per scegliere candidato governatore e consiglieri della regione Basilicata sono arrivate. Finalmente ci appropinquiamo ad una data, quella del voto, più volte discussa e rinviata, per essere fissata infine a poco più di 5 mesi, decorsi dalla fine della legislatura. Una data del voto che già in partenza è stata oggetto di numerose polemiche e disaccordi, che ne hanno favorito lo slittamento: decisioni legittime dell’allora giunta regionale (privata da vicende giudiziarie della sua guida politica), deroghe domandate al Presidente della Repubblica o semplicemente manovre politiche tessute ad arte, per guadagnare tempo e terreno , che nella politica, come il passato ci insegna, valgono molto ? Ma lasciamoci alle spalle, le ragioni più o meno legittime di questa decisione e concentriamoci sul presente…

La campagna elettorale, che abbiamo vissuto è stata carica di sorprese, interventi, proclami; molto attiva sui social network e forse meno sui territori, condita da parole chiave come rinnovamento e cambiamento, ma lasciando grande libertà di interpretazione in merito al senso profondo di questi termini … Le tematiche affrontate in questi giorni e in queste settimane (non mesi, perché di elezioni concrete si è iniziato a parlare veramente solo un mesetto fa), hanno più volte associato il nome della Basilicata ai rigori della cronaca politica, suscitando le attenzioni nazionali. Media e partiti politici si sono soffermati (forse per noi anche troppo) su di una regione, troppo spesso dimenticata nei discorsi nazionali (e non parlo solo di previsioni metereologiche!). L’appuntamento con il voto nella sola Basilicata nei prossimi giorni, ha favorito il concentrarsi delle attenzioni sulla nostra regione, che è diventata meta di peregrinaggio di leader politici nazionali di ogni colore e/o schieramento politico, che forse sino a qualche tempo fa non l’avevano neppure considerata, come remota meta per trascorrervi le vacanze.

Ed ecco dunque che in un particolare momento della storia politica, ma forse sarebbe meglio dire “partitica” italiana il confronto elettorale in Basilicata assume un peso fondamentale per tutti i partiti: per il loro presente e soprattutto per il loro futuro. Un confronto che ha valenze diverse: chi fa prove tecniche di alleanze e coalizioni di un possibile futuro governo nazionale, chi si ostina fino in fondo a smentire un inarrestabile declino nazionale, chi vede nelle regionali l’occasione per far ripartire un nuovo corso politico o ancora chi  è pronto a dimostrare il legittimarsi della propria forza, dimostrando di vincere pur non essendoci mai stato. Insomma pur non nominando fazioni, partiti o leader politici, vi sarete fatti un’idea di chi stiamo parlando … Un elemento è certo: ognuno vede in questa partita politica locale una grande opportunità per rilanciarsi a livello nazionale. Che bella responsabilità che hanno i Lucani!

Il risultato? Una campagna elettorale, per i più, improvvisata, povera di contenuti, con dei programmi elettorali dell’ultima ora, con politici di professione, che hanno ricoperto cariche in ogni genere di istituzione; o ancora candidati con un passato multicolore, per la gran parte riciclati da vecchi partiti politici , presentati come il nuovo che avanza e distribuiti a macchia di leopardo per cercare di raggiungere presa sulle varie aree di un territorio, i cui problemi sembrano passare quasi in secondo piano. Candidati vecchi, ma con un nuovo volto e ancora candidati nuovi, ma di vecchio stampo. Personalità mai viste e altre forse fin troppo, tutte insieme appassionatamente a promuovere ed a rappresentare il cambiamento. Già un’onda di entusiasmo e di determinazione, nata dall’oggi al domani a meno di un mese dalle elezioni … E noi tutti, a guardare, cercando di capirci qualcosa e a volte domandandoci se valga davvero la pena fare questo sforzo di comprensione.

Il quadro è quello di elezioni che preannunciano un livello di astensione molto elevato, frutto di disinteresse, apatia e indifferenza, a cui sarebbe forse anche opportuno aggiungere rassegnazione. Proclami di rinnovamento, cambiamento che tutti si auspicano, ma ai quali credere davvero è sempre più difficile. Un ventaglio di nuovi nomi, illustri personaggi del mondo civile, che reggono il gioco ad un sistema che ha fatto la storia politica della regione e non sembra avere voglia di smettere. Una classe dirigente radicata in un territorio del meridione, che come altri, ha visto la Democrazia Cristiana tramontare, sì come partito politicamente riconosciuto, ma non come attitudine politica sul territorio. Da oltre trent’anni la classe dirigente della Basilicata ha rimodellato questa eredità, avvallandosi il diritto e spesso anche la necessità di appartenere e identificarsi in un partito politico piuttosto che nell’altro, in una coalizione piuttosto che l’altra, ma continuando ad incarnare spirito e valori di una vecchia politica da Prima Repubblica. Al punto tale, che parlare di centrodestra piuttosto che di centrosinistra in Basilicata non so se abbia mai davvero avuto un senso. Più che partiti politici, hanno sempre contato le fazioni guidate dall’uno o dall’altro leader locale , pronti a tutto pur di assicurarsi quella fetta di voti necessari per avere un volto da protagonista nei palazzi di governo e certo non mettere in secondo piano la tutela dei propri interessi. Una storia politica dominata da clientelismo, favoritismi, scarsa trasparenza e un costante trasformismo politico degno della Seconda Repubblica, una delle costanti della storia politica italiana recente e forse presente.

E in tutto questo la Basilicata? Forse ne stiamo sentendo parlare fin troppo senza cognizione di causa. Programmi elettorali abbozzati come la scaletta di un tema, per la cui redazione si ha solo mezz’ora: non ci sono i tempi materiali per lavorare ad un programma strutturato, ma solo quelli per dare l’impressione di avere delle idee da presentare, un filo logico che regga, per dare credibilità ad una candidatura, che al di là dei personalismi dovrebbe dare un contributo alla crescita del territorio. Campagne elettorali e incontri nei quali ci si riempie la bocca di temi quali sovranismo, economia europea, strategie di partito, deriva anti-democratica o razzismo … Per carità tutti argomenti interessanti, ma che potrebbero anche essere riservarti per altre occasioni. Peccato dunque che a rimetterci sia sempre la nostra terra e soprattutto noi, giovani, che lasciamo la nostra regione, che rimane sempre più sola, sempre più in balia di decisioni politiche scellerate e in un clima di passività silenziosa. Sì, proprio la passività è la parola che mi spaventa di più e su questa ha fatto leva una classe politica che certo non ritrova e non ha mai ritrovato nell’astensione un problema. Ricordiamo che alle scorse elezioni hanno votato il 47% dei lucani; numeri che avrebbero dovuto far riflettere, ma che la classe dirigente appena eletta ha snobbato e cha ancora oggi a distanza di 5 anni, non sembrano destare allarmismi, con il rischio concreto di culminare nell’indifferenza.

Insomma ci si avvicina alla vigilia di un voto tanto atteso, cercando di districarsi tra realtà e apparenze, candidature politiche e di facciata, quote voto già assicurate e candidati riempi lista, preferenze di genere che sono il segno dell’ipocrisia di una Italia di apparenze e giovani assenti (o quanto meno molto poco coinvolti). E già la maggior parte di loro (noi) sono fuori, lontani da una regione che ha il tasso di emigrazione giovanile più alto d’Italia (qualche anno fa giunto all’ 89%). Numeri da far paura insomma, e speriamo anche alla futura classe dirigente.

Qualche giorno ancora di frenesia e poi di nuovo immersi nella quotidianità. Come andrà? Sondaggi, previsioni, fake news, social networks, fanno la loro parte cercando di influenzare e muovere gli equilibri. Noi, invece dobbiamo fare la nostra di parte: partecipare, se pur nutrendo dubbi e legittime perplessità, uscendo da una passività che ci attanaglia e che potrebbe invece, convenire a molti. Recarsi a votare insomma (e  farlo anche per chi è lontano e vorrebbe, ma non può farlo). Votare cercando il più possibile di fare un buon atto per la nostra terra; distaccarsi dai dibattiti politici e dai partiti nazionali, dai simboli e dagli ideali (ammesso che questi esistano ancora), dalle strumentalizzazioni e dai personalismi, che rischiando di confondere e di allontanare le vere attenzioni dai problemi concreti della nostra magnifica terra.

Non che votare le personalità che il territorio ci offre sia semplice. Candidati con più volti, personalità contrastanti racchiuse nello stesso nome… Insomma, forse ci vorrebbe Pirandello ad aiutarci. La sfida è quella di decifrare i candidati, capire se il volto della persona che abbiamo di fronte è quello originale o è una copia a colori di personaggi che si nascondono dietro proclami di rinnovamento, ma che incarnano la buona e vecchia politica che le generazioni che ci hanno preceduto conosco bene.

Insomma che dire, confidiamo nel buon senso dei Lucani, che votino senza strumentalizzazioni e para occhi, con lucidità e buon senso, con partecipazione e consapevolezza, con la motivazione di vedere alle porte un futuro più ottimista alimentato da politiche più concrete che facciano ritornare l’ottimismo e la speranza in una terra che di potenziale ne ha e non poco.

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