Il bello

A cura di Angela Lapenna

Che cos’è il bello ? Ricordo ancora quando al ginnasio me lo spiegarono attraverso il concetto di kalòs kai
ayatòs , da identificare con figure di rilievo della cultura classica,in particolare quella risalente a Omero. Per
dire, Ettore incarna questa figura, un uomo non solo valoroso sul campo, ma anche legato alla famiglia,
dunque ad Andromaca e al figlioletto Astianatte.
Attualmente ,voi a cosa ricollegate il bello ?
Io lo associo ad un concetto di interiorità “Pura,rara”, difficilissima da trovare. Io non ho mai riscontrato il
bello puro negli altri,sarà che io sono stata una persona sempre pronta a capire il prossimo,ma gli altri mi
hanno mai capita fino “in fondo? Forse” non del tutto e questo mi attribuisce una nota di diversità. Però
non tutti siamo uguali, è vero. Ci sono ragazze che considerano bello un oggetto materiale, per me di bello
può esistere soltanto il modo in cui una persona si avvicina a me. Ci sono persone buone, dal cuore gentile
che non mi hanno mai fatta sentire sola,altre che hanno preferito interrompere ogni tipo di rapporto con
me. Sapete perché ? Perché essere onesti è scomodo per la nostra società,ricca di individui privi di
contenuto,”Superficiali, che con la propria povertà intellettuale non “ fanno altro che sentirti superiore a
loro. Ho conosciuto tante persone, eppure non mi sono mai fatta ammaliare da concetti superficiali,quali
ricchezza,macchine lussuose o proprietà ,per me conta l’intelligenza,che è una cosa bella,almeno per me.
Per me il bello può essere inserito in diversi campi ,non solo nella sfera individuale della persona. Nel
contesto artistico ,Amore e Psiche di Antonio Canova incarna il concetto di bellezza,ma non soltanto per la
struttura scultorea in sé e per sé : l’unione di due corpi evidenzia il tema della caduta dell’anima,che non
può essere oscurata dall’osservazione dell’apparenza : non si può sfuggire alla propria dimensione
spirituale. Soffermiamoci su un particolare : cogliamo al volo il bello, io ho imparato a vedere il buono,il
positivo anche nelle piccole cose,nelle persone; non siamo superficiali ,non concentriamoci sulle cose
vuote,frivole , la vita ci insegna a guardare dentro di noi. Io ad esempio, resto colpita se vedo una persona
profonda, che scrive, che in qualche modo interpreta, elabora una propria visione del mondo ed è questo
che conta nell’essere umano :la sensibilità ,l’approccio alle infinite sfumature che la vita ci fa vivere giorno
dopo giorno. Di bello esiste un momento in cui qualcuno riesce a vedere in te qualcosa da esplorare, così
come noi vediamo il bello nella musica ,nell’apprendere,nell’arte,nei libri, che scavano la nostra interiorità.
La bellezza odierna
Spesso mi capita di aver a che fare con persone che mirano a migliorare il proprio aspetto fisico e
fanno bene, assolutamente. Però la cosa che non concepisco è l’esagerazione, che diventa
bruttezza. In una società così superficiale, se una ragazza ha qualche chilo in più, viene considerata
“grassa”; ho letto di una ragazza,che sui social è stata umiliata e ha finito col perdere peso in modo
anomalo,cadendo nell’anoressia, questo perché ? Perché dietro quello schermo ci sono dei
repressi,che hanno una vita infelice e commentano. Il mio segreto è quello di fregarmene di ciò
che gli altri pensano di me, ciò che conta è come mi sento io in un certo modo. Posso essere
considerata bella, brutta, non mi importa; la cosa più assurda è che qualcuno voglia privarmi di
essere me stessa, perché di gente psicopatica ne è pieno il mondo. Mi sono trovata in
situazioni,dove la priorità era l’aspetto fisico, ovvero svalutazione della sottoscritta come donna,
essere umano.
Il punto è un altro : tutti si adeguano alla massa; vi è un senso di perdita, di riconoscimento della
persona. Ad esempio, è risaputo che una ragazza vestita in minigonna , susciti l’attenzione
dell’uomo in maniera immediata, automatica ; un gonna corta non vuol dire sì e neanche un

trucco forte significa identificarsi come una donna facile. Perché la donna deve mostrarsi così ? Io
non me lo spiego. La risposta non è difficile, è per farsi guardare . Tanti ragazzi apprezzano questo
modo di fare, mi sembra ovvio; però è altrettanto brutto farsi riconoscere , ma ognuno ha il
proprio punto di vista. Essere associati a qualcosa che non si è. Questo è l’obiettivo della nostra
società, che vuole renderci tutti uguali, attraverso uno stereotipo inutile. In passato si lottava per
il pieno riconoscimento della persona, che doveva pensarsi libera, una realtà da inserire in un
contesto, caratterizzata da una piena facoltà di pensiero, che non doveva farsi trascinare da
nessuna idea. Per capirci, so che le ragazze magre, sono quelle che piacciono di più . Mai nessuno
mi ha offesa per il mio fisico,però io, pur essendo consapevole di non rispecchiare questo
stereotipo,me ne frego e non mi adeguo all’idea di ragazza bella, magra, palestrata, perché non è
nel mio modo di essere, già hanno provato a cambiarmi, ma non ci sono riusciti : preferisco essere
me stessa, non voglio diventare una persona assimilabile alle altre.
Il bello in filosofia : Platone
Per Platone il bello corrisponde a un’idea , ovvero al contenuto del pensiero in generale, inteso
come ciò che offre all’osservatore una visione di armonia, ordine, misura; dunque l’arte dell’uomo
non è altro che una mimesi (imitazione) della natura, che a sua volta è imitazione dell’idea.
  Questo discorso sia il nostro tributo alla reminiscenza che già ci ha tirato ad una lunga digressione, presi dal rimpianto delle cose di
allora. Ora, la bellezza, come s’è detto, splendeva di vera luce lassù fra quelle essenze, e anche dopo la nostra discesa quaggiù l’abbiamo
afferrata con il più luminoso dei nostri sensi, luminosa e risplendente. Perché la vista è il più acuto dei sensi permessi al nostro corpo;
essa però non vede il pensiero. Quali straordinari amori ci procurerebbe se il pensiero potesse assicurarci una qualche mai chiara
immagine di sé da contemplare! Né può vedere le altre essenze che son degne d’amore. Così solo la bellezza sortì questo privilegio di
essere la più percepibile dai sensi e la più amabile di tutte. Chi pertanto ha una lontana iniziazione o è già corrotto non può rapidamente
elevarsi da questo mondo a contemplare la bellezza in sé di lassù, col mettersi a guardare ciò che qui in terra si chiama bello; cosicché egli
la riguarda senza venerazione e, arrendendosi al piacere, come una bestia, si lancia a seminare figlioli, o abbandonatosi agli eccessi non
prova timore né vergogna a perseguire piaceri contro natura. Ma chi sia iniziato di fresco e abbia goduto di lunga visione lassù, quando
scorga un volto d’apparenza divina, o una qualche forma corporea che ben riproduca la bellezza, subito rabbrividisce e lo colgono di quegli
smarrimenti di allora, e poi rimirando questa bellezza la venera come divina e se non temesse d’esser giudicato del tutto impazzito,
sacrificherebbe al suo amore come a un’immagine di un dio. E rimirandolo, come avviene quando il brivido cede, gli subentra un sudore e
un’accensione insolita: perché man mano che gli occhi assorbono l’effluvio di bellezza, egli s’accende e col calore si nutre la natura dell’ala.
Con il calore poi si discioglie intorno alle gemme l’ispessimento che, da tempo incallito, proibiva loro di germogliare. Affluendo il
nutrimento, diviene turgida e lo stelo dell’ala riceve impulso a crescere su dalla radice, investendo l’intera sostanza dell’anima. Perché un
tempo era tutta alata.

Fedro 249-252 c
L’idea del bello viene intesa come un qualcosa di privilegiato ,unico, in grado di mettere in
movimento i nostri sensi, l’anima riceve degli stimoli nell’esperienza di contemplazione della
bellezza, venerata come la più amabile tra le arti
Idea diversa era quella di Aristotele, che identifica il bello con l’arte di saper fare bene
qualcosa,dunque la tecnica,capacità di realizzare qualcosa in maniera compiuta. Il bello è inteso
come casualità metafisica, cioè realtà interna degli oggetti presi in esame, attraverso i concetti di
ordine , rigore, misura e definitezza, propri delle scienze matematiche, in grado di fotografare la
struttura interna degli enti . Il filosofo insiste sulla relazione del soggetto che osserva e l’oggetto
contemplato, a differenza di Platone, come si evince dalla Poetica, non fa risalare soltanto
l’oggettività colta nella bellezza, ma soprattutto la soggettività.

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