1 Maggio e Art.1: il lavoro di oggi, con le fondamenta di ieri

A cura di Federico Mussuto

La Festa del Lavoro, celebrata il primo maggio, venne istituita nel 1889 dal movimento socialista, durante il congresso della Seconda internazionale, in quei giorni riunito a Parigi. L’idea nacque per ricordare un comizio sindacale, tenuto all’ Haymarket Square di Chicago l’1 maggio 1886, funestato dallo scoppio di una bomba che costò la vita ad una decina di presenti e che portò all’impiccagione di 4 dirigenti sindacali.

Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò con una vera e propria battaglia in cui morirono 11 persone.
L’iniziativa superò i confini nazionali e divenne il simbolo delle rivendicazioni degli operai che in quegli anni lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori.

Dopo 60 anni, i nostri Padri Costituenti, decisero di mettere il lavoro al primo posto, nell’ordine degli articoli e dei diritti fondamentali dell’uomo. Proprio perché il lavoro, viene visto come “il valore primario”, in tutte le sue forme ed applicazioni, come primo diritto sociale diviene oggetto di tutela da parte della Repubblica ( art.35) ancora una volta nella prospettiva dei diritti riconosciuti al lavoratore sia come singolo che all’interno delle organizzazioni in cui si svolge la sua vita di relazione e la sua azione collettiva ( così in particolare la libertà sindacale e la libertà di sciopero, artt. 39-40 Cost.).

Quando si affronta l’art.1 ci si ferma nella maggior parte dei casi, alla prima fase che fonda la Repubblica, tralasciando in secondo piano il concetto di Sovranità, non a caso, presente nel primo articolo e legato strettamente al concetto di lavoro, cioè sul riconoscimento che la dignità di ogni cittadino deriva dalla sua libera scelta di una occupazione adeguata, e in seguito genera e si realizza in libertà di pensiero, espressione e di voto.

Negli ultimi anni, con il cambiamento del mondo del lavoro sia a livello industriale che a livello legislativo, basti pensare allo stravolgimento dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori che prevedeva delle tutele forti nei confronti dei licenziamenti illegittimi, dopo essere stato riformato in maniera imponente dalla Legge Fornero numero 92/2012, ha oggi intrapreso la strada del “pensionamento” a seguito dell’introduzione del contratto a tutele crescenti ad opera del cd. Jobs Act.

Proprio nella “nostra era” nel momento in cui viene meno il lavoro, sia a livello qualitativo che quantitativo, va affievolendosi il concetto di sovranità.
Oggi, in tutte le piazze, i sindacati italiani, in particolare a Bologna, intitolano la giornata del 1 Maggio :”Europa, lavoro, diritti e Stato Sociale”.
Il titolo dei sindacati sottolinea proprio il concetto di Europa, in vista delle europee del 26 Maggio, peccato però, che il nostro Paese, pur essendo una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, ha standard lavorativi ben inferiori rispetto a tutti gli altri Paesi Europei e quindi pare evidente come vi sia la necessità di Politiche Sociali per ripristinare e alimentare la dignità al lavoro (disoccupazione giovanile tra i 15-24 anni è al 30,2%, siamo ai vertici in UE).

Proprio dalla nostra generazione di giovani deve nascere un senso di responsabilità nei confronti della tematica del lavoro, perché nei prossimi anni ci riguarderà tutti, in prima persona e dovremmo essere in grado, anziché di creare lavoro nuovo rispetto al lavoro tradizionale, come tanti “esperti” consigliano, di fare rispettare alle forze politiche e ai datori di lavoro, la dignità di ogni uomo in primis, e pensare di essere dei giovani focolai per innescare un riscatto. Ecco, proprio il riscatto che oggi si sottolinea della nostra generazione sulla tematica “Green” con l’adolescente Greta Thunberg, vi deve essere in maniera più seria sulla tematica del lavoro, perché altrimenti qualsiasi battaglia che si faccia, senza un’adeguata occupazione, sarà vana perché saremo privi di dignità sociale.
A noi giovani la scelta, se essere degli stacanovisti per il futuro o accontentarsi di essere degli Homer Simpson.

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