30 Giorni di preistoria

A cura di Antonello Luongo

Inizierò le mie sfide da qui, ore ed ore spese sui social network e su WhatsApp a guardare/commentare la vita altrui, lasciando impercettibilmente scorrere la nostra.
Il 29 settembre inizierò la prima di queste sfide e riporterò pensieri ed idee su un diario. A supporto del mio diario inserisco anche la playlist delle canzoni che ho ascoltato più spesso durante questo periodo e di alcune foto che ho scattato.

Perché inizio proprio da qui? 

Mi sono sempre chiesto cosa significhi vivere senza avere a disposizione tutti questi mezzi per comunicare, senza essere sottoposti ad un costante bombardamento di informazioni, interazioni, pareri. Voglio verificare se è vero che lo strumento che abbiamo in mano fa sì che la nostra attenzione verso il mondo esterno, verso che cose che facciamo sia catturata dallo “strumento del demonio”, come era solita definirlo una mia professoressa delle superiori.

 Ho deciso di chiudermi nella mia caverna, sentirmi un primitivo, avere in tasca qualcosa come un Nokia 3310 e niente di più. Sperando di poter constatare che questa reclusione nella caverna, infine mi porti davvero ad un’apertura maggiore verso l’ambiente che mi circonda.  

Avrò sempre e comunque il mio smartphone, ma eliminerò da questo tutte le app “dannose”: Facebook, Instagram, WhatsApp. Conserverò Twitter, dopotutto lo utilizzo più come feed per le notizie che come social network. 

Conclusioni

Dopo un mese intero di “morte digitale” ho potuto notare una vera e propria differenza nel “funzionamento” della mia mente. Apprezzando come la limitazione e la selezione degli “stimoli sociali” ai quali ho sottoposto il mio essere mi abbia portato al vivere nella maniera migliore il numero ridotto di stimoli che ricevevo, sia dal mio interno che dall’ambiente esterno.

Sono riuscito a vivere alcune giornate immerso in un nervosismo folle, riuscendo a disinnescarlo e non farmene contagiare. Sono riuscito anche a riconoscere le mie emozioni, selezionarle ed esprimerle al meglio.

Questo nichilismo digitale ha comportato anche risultati negativi, per certi versi. Sono stato meno informato su ciò che succedeva a livello cittadino e soprattutto molto distante dalle persone a me care che vivono lontano. Di conseguenza non posso affermare che sia stato del tutto positivo l’aver “staccato la spina”. 

Per chi volesse approfondire faccio un report dettagliato settimana per settimana, aggiungendo anche la playlist delle canzoni che hanno animato questo periodo.

Prima settimana 

Inizialmente non è stato facile dover spiegare al mio cervello che quando aveva voglia di controllare Instagram o scrivere un messaggio su WhatsApp non poteva.

Una mattina, il quarto giorno della sfida, mi sono accorto di una maniera leggermente diversa che adottavo per pensare, adesso i miei pensieri non venivano interrotti dall’arrivo di notifiche o dalla voglia di controllare i social. Un pensiero che iniziavo era destinato a concludersi o a persistere nella mia testa fino alla sua conclusione.

Ho passato il pomeriggio del quarto giorno a camminare, secondo l’app salute del mio iPhone ho percorso 20 Km con circa 30.000 passi. Un record personale! Sinceramente non ricordo neanche l’ultima volta che ho camminato così tanto senza interruzioni del flusso di pensiero.

Questo non interrompersi del flusso dei miei pensieri ha causato anche qualche problema, nel momento in cui entravo in un umore sbagliato o avevo bisogno di esternare qualcosa a qualcuno la cosa mi è risultata molto difficile.

Cercando di rimediare al bisogno di socialità ho iniziato a pensare delle soluzioni valide per i mezzi a mia disposizione.

Seconda settimana 

Spinto dalla felicità di essere riuscito a superare la prima settimana con successo, mi ero messo in testa di smettere di fumare da un giorno all’altro, inutile constatare che l’idea non sia andata in porto, la conserverò come una delle prossime sfide, ho pensato che uno degli aspetti positivi nell’affrontare queste sfide sarà quello di potermi dimostrare che posso passare tempo anche migliore privandomi dei miei vizi e delle mie abitudini.

Dovendo ovviare alle mie limitazioni comunicative ho passato molto più tempo ad incontrare i miei amici o parlarci al telefono se lontani.
Ho iniziato a notare che riuscivo a portare a termine le mie giornate riuscendo a migliorare la mia efficacia, tanto nello studio, quanto nel resto delle cose in cui sono impegnato. Questa efficienza pian piano ha iniziato a risultare proporzionale al tempo che il telefono passava esclusivamente nelle mie tasche e la mia mente non distratta da altro se non il “qui e adesso”.

A metà settimana ho avuto un improvviso e violento crollo emotivo, ho iniziato a sentire la mancanza delle persone lontane e con cui WhatsApp ed i social erano il mezzo prevalente se non esclusivo di comunicazione, ho sentito tutto il peso della distanza e compreso quanto strumenti come WhatsApp siano in ogni caso utili nel colmarla. 

ho scritto sul mio diario:
“Stanotte ho pianto. Mi mancano le persone che amo. “Mi manchi”, quale frase debole da dire alla persona per la quale si vuole invece essere essere il più forte.”

La settimana è riuscita comunque a concludersi in ripresa da questa crisi.

Terza settimana

Durante questo periodo ho iniziato a riprendermi dal momento di debolezza avuto la settimana precedente, mi sono spiegato le ragioni di tale crollo ed ho imparato a convivere con la mancanza.

Martedì 15 ho sfiorato per un nulla un brutto incidente in auto. 
Appena dopo questo avvenimento ho scritto queste righe sul mio diario:

“Mi manchi. 
Non farmi domande, 
la mancanza è una domanda. 
Ad una domanda non si risponde
con una domanda. 

Anche se non voglio risposte, 
perché sei una bella domanda per me. 
E se mancasse il mistero, 
se ti vedessi nuda, 
non mi mancheresti così tanto.”

Nei giorni successivi ho trovato me stesso pienamente presente e non distratto da altri pensieri. Ho constatato soprattutto che quasi tutte le chiacchiere che facevo erano davvero pregne di significato sentito.

La settimana si è conclusa davvero bene, credo sia stato questo il momento in cui mi sono adattato per davvero al cambiamento apportato e la voglia di “istantaneo” è iniziata a svanire. Ho semplicemente iniziato a vivere il momento, senza avere la mente a qualche migliaio di chilometri di distanza, ma mantenendola presente in me stesso.
Ho iniziato a notare anche netti miglioramenti nella gestione del mio tempo.

Quarta settimana

Essendo riuscito ad adattarmi alla sfida di questo periodo mi è risultato quasi di disturbo pensare di tornare ad utilizzare i social ed il telefono come prima, ho avuto paura di non aver effettivamente imparato niente e che non sia servito essere assente per trenta giorni.

La notte prima di tornare online ho pensato a molte persone delle quali non ho avuto notizie durante tutto il mese ed ho realizzato che con molta probabilità soltanto il 20% di quelle persone avesse speso un pensiero sincero verso di me. Sicuramente adesso so che non posso “dare il follow” a tutti nello stesso modo e che è giusto che io scelga di limitare le mie interazioni soltanto a quella parte di persone di cui davvero mi interessa in modo da potermi dare totalmente alle persone e le questioni che mi trovo di fronte.

Ho passato l’ultima giornata dell’esperimento privandomi totalmente del telefono e passeggiando per tutto il pomeriggio per il centro, nell’attesa che l’intervento di assistenza sul telefono fosse completato. Mi sono sentito molto bene, molto sicuro e pronto per tornare.

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