Coronavirus: cosa sappiamo

A cura di Lucia Di Stefano

CORONAVIRUS: COSA SAPPIAMO

Con questo articolo spero di riuscire a dare una visione completa e corretta riguardo l’attuale pandemia del SARS-CoV- 2, perché ritengo sia importante affrontare questa situazione con consapevolezza e prudenza.

Siamo probabilmente davanti ad un momento di entità storica, e sicuramente ad una delle sfide più difficili che il popolo italiano abbia affrontato negli ultimi anni: da martedì 10 Marzo 2020, tutto il territorio Italiano diventa zona rossa fino al 3 Aprile 2020.

Photo by Macau Photo Agency

Infatti, con il decreto del presidente del consiglio dei ministri del 9 Marzo, sull’intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico e ogni spostamento delle persone fisiche salvo che per spostamenti motivati da:

-comprovate esigenze lavorative 

-situazioni di necessità, ovvero spostamenti per motivi di salute

E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

In questi casi, è necessario compilare una autocertificazione, che se in seguito a controlli risulti falsa si potrebbe andare incontro a procedimenti penali quali arresto fino a 3 mesi o ammenda fino a 206 euro (art. 650 cp).

Ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) e’ fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante; divieto assoluto di  mobilita’  dalla  propria  abitazione  o dimora invece per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena  ovvero risultati positivi al virus;

“Inoltre, sono sospesi gli eventi e le  competizioni  sportive  di  ogni ordine e disciplina, le manifestazioni organizzate e gli eventi in luoghi pubblici o provati, tutte le attività didattiche di ogni grado, tutti i concorsi pubblici, e sono chiusi i musei, cinema, teatri, pub, scuole  di  ballo,  sale  giochi, sale scommesse e sale bingo,  discoteche, palestre,  centri  sportivi, piscine, centri natatori, centri  benessere,  centri  termali, centri culturali, centri  sociali, e centri ricreativi.

 

Con l’aggiornamento dell’11 Marzo invece, sono sospese fino al 25 marzo anche tutte le attività commerciali fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Consentita solo la ristorazione con consegna a domicilio. Garantiti i servizi bancari, finanziari, assicurativi e l’attività del settore agricolo e zootecnico di trasformazione agroalimentare.”

(fonte: governo.it)

Photo by Lucrezia Carnelos 

Dunque, un’Italia ferma, per quasi un mese. Ma secondo gli esperti è l’unico modo per contenere l’infezione, che altrimenti aumenterebbe in maniera esponenziale. In Cina le misure di contenimento sembrano funzionare: sia in Cina che in Corea del sud c’è un rallentamento dei contagi, solo 19 in Cina il 9 Marzo, e anche a Codogno, focolaio iniziale dell’epidemia italiana, il 10 marzo si sono registrati 0 casi.

Per riuscire in questo intento è molto importante che tutti collaborino cercando di limitare le uscite dal proprio domicilio se non strettamente necessarie, e in tal caso evitare luoghi frequentati e mantenere almeno un metro di distanza gli uni dagli altri (anche se alcuni studi ipotizzano che il virus possa essere trasmesso fino a 4,5 metri di distanza).

Ovviamente è molto importante mantenere misure igieniche lavando spesso le mani e evitando ti toccarsi il viso.

L’uso di mascherine è consigliato ma quelle antismog o chirurgiche servono a poco, perché riescono solo ad evitare che chi le indossa diffonda il virus agli altri ma non a proteggere chi le indossa, mentre per evitare davvero di essere contagiati si dovrebbero usare le mascherine di protezione respiratoria (DPI- dispositivi di protezione individuale) di categoria FFP2 e FFP3 conformi alla EN 149, che hanno un’efficacia filtrante del 92% e del 98% rispettivamente.

Il contorno dell’epidemia è tutt’altro che rassicurante: l’economia italiana già ha iniziato a vacillare a partire dalle prime misure di contenimento del 23 Febbraio, e gli esperti del settore dipingono una situazione critica. La Cina ci sta offrendo supporto fornendo equipaggiamenti medici e inviando un team di medici esperti, e l’Europa ha stanziato 25 miliardi per l’emergenza.

Il sistema sanitario è al collasso, in molti ospedali non ci sono sufficienti attrezzature e posti letto, alcuni medici in terapia intensiva hanno testimoniato di aver dovuto “scegliere” chi intubare e chi curare in base alle possibilità di sopravvivenza, gli infermieri e i medici lavorano senza sosta ma nonostante questo la situazione negli ospedali rimane difficoltosa. Sono partite raccolte fondi per i singoli ospedali e all’interno del decreto sono previste assunzioni temporanee di specializzandi o laureati abilitati e iscritti all’albo dei medici.

La popolazione assalta i supermercati e ci sono rivolte nelle carceri, con 77 detenuti evasi il 9 marzo dal carcere di Foggia, di cui 23 sono ancora ricercati.

Ma come siamo arrivati a tutto questo?

Tralasciando le fantasiose teorie secondo le quali il virus sia un’arma biologica creata in un laboratorio di Wuhan e accidentalmente o no sia stata messa in circolazione da inizio Dicembre, i dati ufficiali  riportano che l 31 dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi hanno notificato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan, molti dei quali hanno riferito un’esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market, facendo dunque sospettare un possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi. D’altronde, un meccanismo eziologico simile non è poco comune, dato che gran parte dei virus che negli ultimi decenni hanno creato epidemie e pandemie sono zoonosi, ovvero inizialmente con trasmissione solo all’interno di una specie animale, che tramite diversi meccanismi riescono ad un certo punto ad infettare e trasmettersi tra gli umani.

L’esempio che si adatta meglio al caso odierno è la SARS, anch’essa causata da un coronavirus, che creò nel 2002 un’epidemia di entità molto minore ma simile in alcuni aspetti, con focolaio iniziale sempre in Cina, il cui ospite primario fu identificato solo sul finire del 2017 nei pipistrelli ferri di cavallo. Rispetto alla SARS, che ha ucciso circa il 10 percento delle persone che erano state infettate durante l’epidemia, il nuovo coronavirus è in teoria meno micidiale: inizialmente secondo i dati si calcolava una mortalità del 2% ma attualmente è maggiore e sembra incredibilmente variare a seconda del luogo del focolaio, infatti in Italia si sono registrati in totale 

12.462 casi e 827 morti

(dati aggiornati alle 23 dell’11 Marzo)

che quindi significa un tasso di mortalità del 6,6 %, il più alto al mondo, mentre per esempio  in Cina i casi sono 80.778 e i morti 3158, dunque un tasso di mortalità del 4% circa. Non è attualmente noto il motivo di questa differenza così significativa.

Inoltre i ricercatori dell’Università Peking di Pechino e dell’Istituto Pasteur di Shanghai hanno annunciato la scoperta di due principali ceppi del virus che causano l’infezione nell’uomo. Studiando i geni in 103 campioni biologici dei pazienti ricoverati, si è scoperto che il ceppo più aggressivo del Coronavirus, identificato come di tipo L, è quello che ha colpito circa il 70% dei casi analizzati, mentre il ceppo S è meno virulento e avrebbe causato il restante 30%. Il ceppo L, quello più pericoloso per l’uomo, sia quello che si è diffuso di più fino ad ora, in futuro questo è destinato a un declino in favore del ceppo S, che causa meno danni all’uomo.

il vaccino

sono in fase avanzata gli studi in America, Cina, Isdraele e Italia (Pomezia), ma molti membri della comunità scientifica sono scettici sulla possibilità che sia pronto nel breve termine.

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus SARS-CoV- 2 è stata chiamata “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata), e si manifesta più comunemente con febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e infine la morte. 

Il virus si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:

  • la saliva, tossendo e starnutendo
  • contatti diretti personali
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.

il periodo medio di incubazione per il coronavirus varia tra i 5-7 giorni fino ad arrivare ai 14 giorni.

Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.

A differenza di ciò che molti amano dire, non è assolutamente vero che il virus colpisce solo persone di età avanzata o immunodepressi, infatti uno su cinque tra i positivi ha tra i 19 e i 50 anni, e il 5% ha meno di 30 anni. Ovviamente le due categorie sopracitate sono quelle più a rischio ma secondo le statistiche ll’1% dei malati sotto i 60 anni muore per questa infezione e l’8% dei ricoverati in rianimazione è under 50 (senza categorizzare per età invece il 21% dei casi necessita la rianimazione).

Questi dati portano alla conclusione che questo virus non è paragonabile alla comune influenza nè per mortalità (inferiore all’1%), sintomatologia, tasso di ospedalizzazione, tasso di necessità di cure intensive.

Oltre alla SARS, altri esempi di recenti epidemie sono stati la MERS nel 2012 in Medioriente, l’influenza suina (H1N1) nel 2009, e l’influenza aviaria negli anni 1996-2005. In tutti questi casi c’è stata una risposta mondiale di controllo e prevenzione che ha portato con successo al loro contenimento.

Perché questa volta stiamo fallendo? Il problema principale sembra essere il fatto che il nuovo coronavirus ha un tasso di infettività 10 volte quello della SARS (precisamente ogni persona infetta ne infetta a sua volta in media 2,5) e invece è simile per quanto riguarda il tasso di infezione da persona a persona ad altri coronavirus che causano sintomi simili al raffreddore comune. A questo si aggiungono la sempre maggiore facilità dei trasporti e l’iniziale sottovalutazione del problema.

Tutti ci stiamo chiedendo perché proprio l’Italia è il secondo paese al mondo per numero di casi. Non ho trovato una risposta a questa domanda ma la colpa non sembra attribuibile alla presenza di una cospicua comunità cinese, poiché i primi pazienti registrati erano tutti di seconda o terza generazione (non infettati direttamente da qualcuno proveniente dalla Cina).

Quello che però è certo, è che questa esperienza ci porterà sicuramente ad una rivalutazione al fine di un miglioramento della nostra società sotto molti aspetti, che in risposta a un’emergenza di questo calibro ha mostrato tutti i suoi punti deboli. Ad esempio si spera che la sanità, da sempre trascurata nelle scelte economiche, sia presa in considerazione come elemento primario, o che ci sarà la stesura di un piano di emergenza per le epidemie, che al momento non è presente. Da valutare anche la facilità della circolazione di notizie false, che crea panico, ignoranza e disinformazione.

Se tutti noi ci impegniamo a rispettare le regole imposte dal governo, con serietà e senza farci prendere dal panico, ne usciremo sicuramente vincitori e più forti di prima!

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