L’ISOLAMENTO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

A cura di Monica Smaldone

 Emergenza sanitaria, pandemia, quarantena. Il coronavirus irrompe nelle nostre vite e impatta fortemente sull’andamento delle nostre giornate, influenzando quelle che sono le nostre abitudini e modificando il modo in cui impieghiamo il nostro tempo libero, che all’improvviso non ci manca più come prima.


Alcuni dati

Nell’ultima settimana oltre un terzo degli italiani ha ridotto drasticamente la frequenza con cui mangia e beve fuori casa, i “fortunati” che hanno la possibilità di lavorare in modalità smartworking consumano il pasto tra le mura domestiche.

Il 27% della popolazione dichiara di guardare più  televisione, il 15% più contenuti video online. Le indicazioni e le raccomandazioni più frequenti: lavarsi spesso le mani, pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcool, mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro, evitare il contatto ravvicinato con gli altri individui, gli abbracci e le strette di mano. 

Photo by Kelly Sikkema

Cambia lo stile di vita, cambia anche il nostro approccio alla routine: rimanere chiusi tra quattro mura non è affatto semplice e il contatto fisico, che abbiamo sempre dato per scontato, ora sembra quasi un ricordo lontano. Ed è proprio adesso, in questo particolare periodo, che abbiamo modo di riflettere e di porci delle domande: quanto contano, veramente, le interazioni e i rapporti sociali? Sentiamo davvero il peso della distanza, in questa solitudine forzata? 


Nella società odierna, l’uomo sembra avere un unico obiettivo: cercare disperatamente la compagnia, anche apparente, di qualcuno. Qualcuno che possa, in qualche modo, scaldare la quotidianità e smorzare la gravità del peso che lo tormenta.

Come scrive il filosofo, sociologo e psicologo Erich Fromm:
“…l’uomo moderno è estraniato dal mondo che egli stesso ha creato, “alienato” dagli altri uomini, dalle cose che usa e consuma…”

La verità, quindi, appare ad un tratto diversa: costretti a trascorrere molto tempo senza i soliti sguardi, senz’altra compagnia che quella dei telegiornali e, quando va bene, dei familiari, ci sentiamo persi e in balia dei nostri problemi, e negli altri vediamo un briciolo di speranza a cui aggrapparsi. Forse allora soli lo eravamo già prima, ma non riuscivamo a percepirlo.

In questa sorta di prigionia ci sentiamo spaesati e ricorriamo alla tecnologia, alle videochiamate tramite smartphone, mentre osserviamo strade desolate affacciati ad una finestra. È senz’altro interessante notare che anche nel campo artistico alcune opere esprimono in maniera incredibilmente attuale ciò che stiamo vedendo e vivendo:

Touch Scream di Federico Clapis


Solitudine digitale con la scultura di Federico Clapis

Scream, grido. Un grido di rabbia, di sfogo, di liberazione, di speranza. Mani che escono da uno schermo e si cercano, provando a raggiungersi, consapevoli di non poterlo fare realmente.

Morning Sun di Edward Hopper


Solitudine urbana nei quadri
Lo sguardo della ragazza fisso sulla finestra, fuori un estremo silenzio. 

Impossibile negare che l’arte di Hopper non rimandi a un senso di solitudine, all’alienazione, all’incomprensione con se stessi e con gli altri, alla banalità e alla noia del quotidiano.

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una nuova quotidianità.

Non sono più i ritmi frenetici a scandire le nostre settimane, non c’è differenza tra un lunedì e un sabato: un senso di stasi, di smarrimento si fa largo con prepotenza e abbiamo l’impressione di non sapere come impiegare il nostro tempo. 

Lo stop alle normali attività ci disorienta. L’organizzazione che siamo soliti avere per gli impegni scolastici, lavorativi e universitari viene messa in pausa, siamo tempestati da pensieri che ci opprimono. 

 Ma non solo: anche il nostro corpo risente delle modifiche che questo momento difficile ha portato. La forzata sedentarietà ha effetti negativi sul nostro benessere psico-fisico, e nella spiacevole circostanza che stiamo vivendo avvertiamo maggiormente il peso dell’immobilità.

Così anche i meno sportivi, durante questa parentesi, sentono l’esigenza di muoversi, anche a livelli blandi: che si tratti di salire e scendere le scale, utilizzare la cyclette, o prendere un tappetino e praticare yoga o pilates, fare sport diviene fondamentale.

Photo by Cottonbro

Inutile negarlo, lo scenario che si prospetta ai nostri occhi fa paura. Ma non dobbiamo lasciarci bloccare dalle incertezze e dalle preoccupazioni. In un momento in cui siamo tutti invitati a mantenere le distanze, non possiamo permetterci di perdere l’umanità. 

Le parole di Tomaso Montanari, pubblicate su “Il Fatto Quotidiano”, riassumono bene questo concetto.



“Qualunque sia la risposta alle tante domande che urlano nella nostra testa, una cosa è sicura: se restare a casa è doveroso, restare umani è vitale. A questo serve un po’ di silenzio interiore.”

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