Lo sfasamento, una rondine non fa primavera

A cura di Antonello Luongo

Ci apprestiamo ormai ad uscire dalla Fase 1, questo avverrà, prima o poi. Cerchiamo di capire quando e come questo potrà avvenire

Con la sua conferenza stampa del 26 aprile, annunciata da lui stesso come inerente “fase 2″ Giuseppe Conte ha annunciato le novità presenti nel nuovo decreto che entrerà in vigore il 4 maggio in sostituzione dei decreti attualmente vigenti.

Senza soffermarsi troppo sui commenti arrivati in merito all’annuncio, una cosa è certa e cioè che questo cambio timido, un mezzo passo avanti, non ha soddisfatto molti italiani che si vedevano già liberi dai propri arresti domiciliari il quattro maggio.

I pilastri di questa critica sono individuabili nella necessità del paese di riprendere la propria attività produttiva ed il confronto con altri paesi europei (ndr la Germania) in cui le misure di contenimento sono state ridotte considerevolmente già in questa settimana.

Andiamo però ad analizzare la situazione.

Il decreto e le sue novità

Rispetto ai decreti attualmente vigenti, la normativa che entrerà in vigore il quattro maggio non presenta grandi novità. È stato annunciato dallo stesso Conte che 2,8 milioni di italiani potranno tornare al lavoro, potendo disporre così di un gruppo di attività produttive attive leggermente più ampio rispetto al mese scorso.

per ciò che concerne la regolamentazione degli spostamenti e le misure coercitive messe in atto al fine di contenere il contagio anch’esse subiscono delle modifiche:

  • Gli spostamenti tra comuni all’interno di una stessa regione saranno consentiti, purché la motivazione degli spostamenti rientri in quelle elencate dal DPCM.
    Precedentemente erano consentiti spostamenti esclusivamente all’interno del comune ospite.
  • Le motivazioni valide per potersi spostare restano “Comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute”. A queste viene aggiunta la, ormai famigerata, visita ai congiunti. Questo nuovo punto sta inoltre richiedendo una specifica da parte del governo, in quanto secondo alcune interpretazioni verrebbero inclusi nella categoria anche i cosiddetti affetti stabili.
  • Vengono riaperte le aree verdi, quali “parchi, alle ville e ai giardini pubblici”, chi vive in montagna potrebbe anche andare a passeggiare nei boschi e chi vive sulla costa potrebbe fare il bagno senza sostare sul bagnasciuga.
    Questi ultimi due punti meriterebbero attenzione e precisazioni da parte del Governo.
  • L’attività sportiva viene consentita anche lontano dalla propria abitazione purché nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.

A partire dal 18 maggio è anche stato annunciato che dovrebbero riprendere le attività degli esercizi commerciali al pubblico, con norme di scaglionamento della clientela.
Viene inoltre imposto l’obbligo di indossare i DPI in luoghi pubblici chiusi.

Un punto molto importante risulta essere quello per cui, chi è stato bloccato in regioni diverse da quelle di residenza, potrà dal 4 maggio, far rientro al proprio domicilio. E questo costituisce una delle pochissime deroghe riguardanti lo spostamento inter regionale.
A nostro avviso costituisce anche un punto importante di questa fase 1.5.

Fase 1.5

Si prevede, infatti, un esodo considerevole per il 4 maggio e noi crediamo non si sia trattato di un caso l’aver stabilito la riapertura delle attività commerciali e la promessa di maggiori libertà di movimento a partire dal 18 maggio. Esattamente 14 giorni dopo il 4 maggio, 14 giorni dopo il secondo esodo previsto. Vogliamo quindi augurarci che il Governo abbia preferito ritardare il decadere delle misure più drastiche in previsione di questo secondo esodo, memori del primo esodo e delle conseguenze sulle regioni del sud di questo. Quattordici giorni di ritardo per agevolare l’osservanza della quarantena da parte di chi rientrerà nella propria regione a partire dal 4 maggio.

La riapertura… precoce?

Molti auspicavano una riapertura precoce e più decisa, almeno in regioni come la Basilicata, che sono risultate capaci di fronteggiare al meglio il virus. Parliamo di riapertura precoce proprio alla luce del discorso sull’esodo appena affrontato e della notizia di oggi di 11 nuovi casi positivi (asintomatici) individuati in regione.

È Comprensibile che due mesi di reclusione domestica abbiano messo a dura prova la pazienza dei lucani, ma allo stesso tempo non sembra ragionevole, alla luce delle considerazioni espresse finora, richiedere una riapertura ed un allentamento considerevole delle misure di precauzione a partire dal 4 maggio. Al fronte di quasi due mesi di sacrifici per ottenere un risultato esemplare ai fini del contenimento del virus, sacrificare altri quattordici giorni in nome di una sicurezza maggiore e rinnovata sembra la scelta più saggia.
Una rondine non fa primavera e quattro giorni neanche consecutivi con zero positivi al tampone non possono essere sufficienti rispetto ai cinquantanove giorni trascorsi dall’inizio dell’epidemia in regione, con il primo caso accertato il 3 marzo.
Bisogna tenere alta la guardia, almeno per un’altra settimana.

Riteniamo che il paragone con la Germania sia infondato, in quanto spesso non si tiene in conto delle differenze dell’impatto della crisi sanitaria tra questa ed il nostro paese. Ci riserviamo di trattare approfonditamente la questione in futuro, e lasciamo a chi voglia approfondire momentaneamente come riferimento l’intervista che Christian Drosten ha rilasciato al Guardian.

E per il futuro?

Ci auspichiamo, come già fatto, che una volta accertato l’impatto dell’imminente esodo sulla curva dei contagi, a partire dal 18 maggio il Governo nazionale possa abbandonare quella cautela eccessiva dalla quale è stato caratterizzato (e spesso accusato) durante l’ultima settimana e possa lasciare una considerevole libertà discrezionale alle regioni, restando coerente con la linea finora adottata nel derogare agli enti regionali la gestione della crisi all’interno dei territori di competenza.

Allo stesso modo abbiamo sottolineato come seppur efficiente, la messa in atto delle misure di prevenzione e (specialmente) di accertamento del contagio, abbia subito dei ritardi all’interno della nostra regione. Ci auguriamo che qualora se ne presentino le possibilità gli organi regionali competenti migliorino il proprio tempismo reagendo, questa volta repentinamente, ad un’accertamento della variazione delle condizioni ambientali. Azione questa che metterebbe in risalto anche a livello nazionale il buon lavoro svolto.

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