Scorsese vs Marvel: il crepuscolo degli idoli moderni

A cura di Antonello Luongo
Foto in copertina di Alexandre Debiève

“Quello che stiamo consumando è intrattenimento audiovisivo non Cinema.”

Diciamoci la verità. Quand’è l’ultima volta in cui ci è capitato di emozionarci andando al cinema? L’ultima volta in cui ci è capitato di guardare qualcosa che ci ha davvero sorpreso e ci ha messo avanti a domande che abbiamo interiorizzato e sulle quali abbiamo dovuto riflettere a lungo prima di provvedere la nostra personale risposta, ammesso di essere giunti alla conclusione di questa riflessione.

Personalmente le ultime opere che hanno avuto questo effetto su di me sono state serie TV, quali Mr Robot (di cui ho parlato in questo articolo) o Dark: i segreti di Winden. Nessuna pellicola da grande schermo recente è riuscita a sortire effetti simili in me. Il film vero e proprio più recente che ho visto ed ha suscitato in me domande è stato I Origins. Pellicola datata per gli standard moderni, essendo uscito nei cinema nel 2014.

Lo scorso novembre Martin Scorsese, ha dovuto scrivere sul New York Times per chiarire le sue dichiarazioni in cui affermava che I film Marvel non sono cinema. Cerchiamo, quindi di capire cosa intende il regista con tale dichiarazione.

Intervista del regista rilasciata a BBC Radio 1 in occasione dell’uscita di The Irishman

Non bisogna sorprendersi delle critiche portate dal regista al mondo del grande schermo, considerati i canali di distribuzione da lui scelti per il suo ultimo lavoro: the Irishman. Prodotto e distribuito da Netflix, con una proiezione prevista anche in alcuni cinema e per un numero limitato di serate.
Sembra in ogni caso chiaro Scorsese abbia scelto il piccolo schermo, come nuovo mezzo di distribuzione. Ma perché?

Le parole di Scorsese

Nel corso dell’intervista citata Il regista ha ammesso che non ha guardato e non ha in programma di guardare Avenges: Endgame in futuro, perché per lui i film Marvel non possiedono quelle caratteristiche che fanno del cinema qualcosa di speciale “Non li guardo, ho provato! Ma quello non è cinema.” Aggiungendo “Onestamente penso che la cosa più vicina a cui posso pensare in riferimento a quei film è un parco divertimenti. Sono ben fatti e sono sicuro gli attori diano il meglio di loro stessi! Ma non è il cinema degli esseri umani che tentano di trasmettere esperienze psicologiche ed emozionali ad altri esseri umani”. Cosa spinge il rinomato regista a criticare il film di maggiore successo al botteghino (2,7 miliardi di dollari in incassi) nella storia del cinema?

Leggiamo anche le parole dello stesso regista affidate al New York Times in cui scrive “[…] Purtroppo sono cresciuto quando sono cresciuto ed ho maturato un senso per i film – per quello che erano e sarebbero dovuti essere – che è molto lontano da quello che i film Marvel sono. Così come la Terra è lontana da Alpha Centauri” … “Per me il cinema è fatto dalla rivelazione – estetica, emozionale e spirituale – della complessità delle persone e della loro natura contraddittoria e delle volte paradossale. Il modo in cui possono farsi del male o amarsi a vicenda ed improvvisamente finire ad affrontare sé stessi..
Citando i film di Hitchcock “Sessanta, settant’anni dopo continuiamo a guardarli. Ma sono soltanto il brivido e l’emozione che ci spingono a guardarli? Non credo. […] Le riprese in “North by Northwest” sono stupende, ma non sarebbero nient’altro che una bella sequenza di composizioni e tagli senza la dolorosa emozione che portano con loro”Quello che manca ai film Marvel è rappresentato dalla rivelazione, il mistero ed il genuino rischio emozionale. Niente è a rischio e (i film) sono prodotti per soddisfare uno specifico gruppo di consumatori, sono (i film) concepiti sulle variazioni di un numero finito di temi. Dei sequels per definizione ma dei remake nel loro spirito, tutti i loro contenuti devono essere ufficialmente autorizzati perché non può e non dev’essere in un altro modo.”

“So che quando mi preparo a vedere un Film così come lo intendo mi sto preparando a qualcosa di assolutamente originale e che mi porterà in aree inaspettate ed indefinibili dell’esperienza umana. Espandendo così la mia idea di ciò che può essere raccontato attraverso l’Arte Cinematografica.”

“qUINDI VI CHIEDERETE… QUAL è IL MIO PROBLEMA? perché non lasciar esistere i film di supereroi ed altri franchise?”

“La ragione è semplice, in questo paese (USA) e nel resto del mondo, questo genere di film adesso è la scelta principale di chi decide di andare al cinema, è un periodo pericoloso per il cinema e ci sono davvero pochi cinema (nel senso dei teatri) indipendenti. […] le cose sono cambiate e lo streaming è diventato il nostro canale preferenziale, considerato che i cinema sono occupati per la maggior parte con queste pellicole appartenenti a franchise.” … “e non ditemi che è solo una questione di domanda ed offerta. È chiaro che se alle persone viene offerto un solo prodotto, queste chiederanno quantità maggiori di quel prodotto”

“Ad oggi, molti film sono dei prodotti tecnicamente perfetti […] ma manca loro qualcosa di essenziale al Cinema: la visione unificante di un artista individuale, il fattore più rischioso di tutti da sopportare.” … “Quello che stiamo vivendo è intrattenimento audiovisivo mondiale non Cinema.”

Da Aristotele a Scorsese

Personalmente, come ho già affermato, credo Scorsese abbia colto il punto riguardante il panorama cinematografico attuale, constatando la quasi esclusiva presenza di film appartenenti a determinati franchise. Opere che non saranno mai capaci di spingere l’essere umano oltre quelli che sono i propri limiti (emotivi, cognitivi o razionali). Eppure potremmo considerare il cinema come il naturale erede della Commedia e della Tragedia classiche prima e del teatro dopo. Aristotele, quando parla della Tragedia ne parla sottolineando fin da subito il ruolo catartico che questa deve avere sul proprio consumatore.

Siamo sicuri gli Avengers, stereotipi abitanti di un mondo limitato, siano in grado di portare noi fruitori oltre i nostri limiti, così asservendo alla funzione catartica originaria attribuita alle arti recitative? Personalmente non credo.

Foto di Jens Kreute

Alcuni dati

Sintomo di questo cambiamento maturato negli ultimi vent’anni sono stati sicuramente il ritorno in scena di storie concluse un decennio prima, se non di più. Star Wars con la trilogia Disney e the Matrix di cui è stato annunciato un quarto film sono solo alcuni degli esempi più famosi. Produzioni utili a garantire la certezza degli incassi e del prosieguo di una storia di successo, che forse aveva già raccontato tutto quello che voleva raccontare.

Altro evento sintomatico di questo cambiamento risulta essere la candidatura di produzioni Netflix agli Oscar negli ultimi tre anni. Opere che non hanno mai visto i grandi schermi o che l’hanno fatto per un periodo di tempo molto limitato, lasciando subito lo spazio ai film dell’universo Marvel. Tra cui lo stesso Scorsese con il suo the Irishman, assieme a più titoli di quanti ce ne si possa aspettare.

Possiamo quindi ipotizzare che il passaggio dello stato dell’arte dal grande al piccolo schermo sia davvero avvenuto e che per guardare un’Opera cinematografica ormai sia necessario rivolgersi ai servizi di streaming piuttosto che ai cinema, così come afferma Scorsese. Mentre quelli che prima erano considerati meri soggetti di intrattenimento da piccolo schermo hanno invaso i cinema, aspettando di essere consumati, mese dopo mese, sequel dopo sequel al pari di episodi di una stagione in tv.

Un pensiero riguardo “Scorsese vs Marvel: il crepuscolo degli idoli moderni

  1. A proposito di film targati Marvel, l’hai visto Venom?

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