Disney svelata: tra eroi e Jung

A cura di Antonello Luongo

Spesso e volentieri mi sono perso nel guardare i classici video che accusano Disney di inserire messaggi subliminali all’interno dei propri film. Opere come il Re Leone, la Bella e la Bestia, Pinocchio, la Sirenetta e così via. Non perché credessi così tanto nel complottismo raccontato da questi documentari, ma perché affascinato dal simbolismo e dalla semiotica della narrativa.
Possiamo davvero ridurre Disney ad una compagnia massonica, satanista, occulta?

Con questa rubrica vorrei provare a scoprirlo insieme, attraversando gli ormai noti cliché e cercando di includere tra le tappe del viaggio le teorie di Freud, Jung ed altri psicoanalisti, oltre le mie conoscenze sul significato esoterico che può essere contenuto e trasmesso da queste opere.
In questo articolo, cercheremo quindi di preparare la valigia per il viaggio che ci attende.

Foto di King Lip

La narrativa dell’eroe

Il viaggio dell’eroe è senza dubbio la struttura più comune e maggiormente utilizzata nella maggior parte delle opere che andremo ad analizzare. Tra gli scenografi è stata teorizzata ed applicata proprio da Christopher Vogler, sceneggiatore che ha appunto lavorato per la stessa Disney ed insegnato alla UCLA. Vogler è stato in prima persona coinvolto nella sceneggiatura de il Re Leone.

Joseph Campbell

“Dobbiamo essere disposti a sbarazzarci della vita che abbiamo pianificato, per avere la vita che abbiamo sempre sognato.”

Tale struttura narrativa era già presente in letteratura e fu studiata da Joseph Campbell, che ne parla ne l’Eroe dai mille Volti. Studi, quelli di Campbell, ben noti anche a George Lucas e molto evidenti nei cicli narrativi delle trilogie di Star Wars. Altri esempi celebri dell’applicazione di questa struttura possono essere rappresentati dalla saga di Harry Potter e la trilogia di Matrix.

La struttura identificata dagli studi di Campbell e perfezionata da Vogler e Lucas parte analizzando i miti e la letteratura. Tale struttura si compone di diciassette fasi che l’eroe deve affrontare. Fasi che danno alla storia quella struttura iniziatica che tanto dà a pensare a riti e sette occulte.

Le fasi del viaggio:

  • 1 – L’Eroe vive nel mondo ordinario.
  • 2 – Viene ricevuta la Chiamata ad affrontare il Viaggio. Questa rappresenta uno stravolgimento inaspettato dell’ordinario.
  • 3 – La Chiamata viene inizialmente rifiutata dall’Eroe, il quale deve prima affrontare la propria paura per ciò che gli si sta ponendo di fronte.
  • 4 – All’arrivo del Mentore, l’Eroe decide finalmente di intraprendere il proprio Viaggio.
  • 5 – L’Eroe accede ad un mondo straordinario, diverso da quello ordinario, varcando così la Prima Soglia. Un esempio su tutti è rappresentato da Neo che sceglie la pillola rossa in Matrix.
  • 6 – Iniziano a manifestarsi le prove che l’Eroe dovrà superare. Queste prove daranno la possibilità all’eroe di acquisire nuovi alleati e nuovi nemici, spesso questi ultimi, una volta sconfitti possono tramutarsi in alleati.
  • 7 – L’Eroe inizia dunque, superando le prove ad avvicinarsi sempre più alla Prova Centrale. Lo scopo di questa fase è quello di mettere alla prova le conoscenze acquisite dall’eroe e di prepararlo per il superamento di quella che può essere definita come la Seconda Soglia.
  • 8 – Avviene la Prova Centrale. In questo caso l’Eroe affronterà la Morte, letteralmente o figurativamente, e potrà anche eventualmente soccombere ad essa prima di risorgere. Questo è il momento più buio della storia, il più difficile di tutti quelli affrontati in precedenza.
  • 9 – Superata questa l’Eroe si consacra effettivamente come tale ed ottiene il Premio. Questo premio può essere rappresentato da qualsiasi cosa materiale o immateriale.
  • 10 – A questo punto viene intrapresa la Via del Ritorno, piena di nuove insidie e che fortificherà le conoscenze acquisite fin qui dall’eroe.
  • 11 – Prima di poter compiere il Ritorno l’Eroe dovrà affrontare la propria Resurrezione. Questa fase rappresenta l’ultima manifestazione delle forze affrontate nella prova centrale, qui l’Eroe si renderà conto che una parte di sé è morta per sempre, lasciando spazio a qualcosa di nuovo e più forte, che potrà consentigli di vivere al meglio il nuovo ordinario che verrà stabilito.
  • 12 – Una volta risorto, l’Eroe otterrà un nuovo Elisir e compiere il proprio Ritorno. L’Elisir rappresenta qualcosa che può essere condiviso con la comunità, in questo modo l’Eroe potrà eventualmente trasformarsi nel Mentore di qualcun altro.

cosa c’entra Jung?

A questo punto entra in gioco Carl Gustav Jung con la sua teoria legata agli archetipi.
Infatti nella narrativa dell’eroe vengono sempre contemplati sette tipi di personaggi, questi risultano strettamente legati ai modelli di temperamento definiti dallo psicanalista tedesco:

  • L’Eroe, che nella nostra storia rappresenterà l’Io.
  • Il Mentore, rappresentante il , colui che guida l’eroe nel suo viaggio, può anche essere definito come l’archetipo del Mago. Spesso questa figura è stata a sua volta un eroe. Questa figura serve per trasmettere all’eroe conoscenze, codici di comportamento morale e motivazioni, istruendolo così ad affrontare le sfide a cui andrà incontro.
  • Il Guardiano della Soglia che rappresenta una delle sfide che l’Eroe deve affrontare, prima di potersi confrontare con la propria Ombra. Spesso capita che questo, una volta sconfitto, diventi alleato dell’Eroe. Capita, dunque, che entri a far parte dell’eroe stesso.
  • Il Messaggero, rappresentato non per forza da un personaggio, ma anche solo da un evento scatenante.
  • Il Mutaforme, che rappresenta l’elemento di instabilità. Capace di trasformarsi da amico a nemico.
  • L’Antagonista, che rappresenta il concetto più famoso del sistema junguiano, quello dell’Ombra. Così come l’ombra va riconosciuta ed affrontata secondo Jung, anche l’Antagonista andrà riconosciuto ed affrontato. In fin dei conti l’antagonista può anche essere riconosciuto come l’eroe della propria storia.
  • L’Imbroglione, che è rappresentato dal contrattempo, cioè quel momento goliardico che distrae l’eroe dai suoi obbiettivi. Si tratta di una figura in grado di mettere in discussione lo status quo e le convenzioni secondo cui l’eroe vive.

Foto tratta da questo link, in cui è possibile trovare anche una breve biografia di Jung

Senza dimenticare che Jung, al pari di Campbell si è interessato ampiamente dei miti dell’antichità e della loro riconduzione all’inconscio collettivo oltre che a pratiche ermetiche come quelle legate all’alchimia, su cui lo psicanalista scrisse anche un saggio intitolato Psicologia e Alchimia.

Cos’è un archetipo

Nel pensiero occidentale possiamo notare come l’idea di archetipo o il tentativo della sua concettualizzazione, si siano manifestati più volte.
La prima teoria simile a quella degli archetipi la si ritrova nel pensiero di Platone, quando il filosofo accenna all’Iperuranio ed al suo mondo ideale. Anche la filosofia cristiana con Sant’Agostino parla di archetipi, così come l’empirismo con Locke.

Osservando tutte queste correnti di pensiero, si può giungere alla conclusione che un archetipo non sia nient’altro che un immagine originaria, il suo contrario è rappresentato dallo stereotipo (che etimologicamente significa “copia”, “duplicato”).
Per fare un esempio, pensiamo ad una sedia. L’archetipo della sedia è dunque un oggetto, dotato di un supporto elevato rispetto al suolo e di uno schienale e sul quale è possibile sedersi. Qualsiasi oggetto materiale che possiede queste caratteristiche non sarà altro che uno stereotipo di sedia.

Comprendere le tappe del viaggio dell’eroe e cosa sono gli archetipi è essenziale al fine del vivere al meglio il viaggio che siamo in procinto di affrontare attraverso alcune delle opere Disney più famose, al fine di rileggerle evidenziando gli elementi descritti in questo articolo.

foto di copertina di Jayme McColgan

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