Giorgio Genovese

Voglio rivolgere un saluto caloroso a tutti i lettori di Leukòs e, nel medesimo frangente, presentarmi.
Mi chiamo Giorgio Genovese, ho vent’anni e sono tante cose: laureando in Economia ed Amministrazione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, narratore in Camarilla Italia, pianista e compositore, amante dell’informatica, della filosofia e direttore di questo blog.

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Di me, sono state dette tante cose: hanno detto che sono romantico, tanto perché il Romanticismo è uno dei miei preferiti tra i movimenti culturali, quanto perché sembrerebbe che io sia un tipo particolarmente passionale in amore; molti m’hanno dato del “sofista” – su questo potrei raccontare numerosi aneddoti esilaranti, parlando di un’anziana docente di latino e greco; altri, invece, si sono limitati a definirmi stupido.
In pochi hanno avuto il coraggio di chiamarmi col giusto appellativo: folle.

E mi piace, essere chiamato folle, perché mi avvicina alla vera natura dell’uomo.
Infatti, senza follia, l’umanità avrebbe mai raggiunto la luna? Oppure, chi mai avrebbe inventato gli smartphone?
Ma soprattutto, senza la follia e l’ambizione, esisterebbe Leukòs?

Non solo mi piace, mi dico orgoglioso della mia follia, perché spesso e volentieri mi porta a parlare di cose tanto difficili quanto affascinanti.
Per esempio, la musica la si può definire perseguendo due strade: quella matematica, incatenandone l’essenza in gruppi di note scandite da un tempo e da un ritmo; quella filosofica, ponendo in dubbio finanche la semplice posizione di una nota sullo spartito, corredando il tutto con domande alla “Perché in LA minore? Come mai questo SIb?”.
Entrambe le cose sono importantissime, entrambe le cose sono tremendamente difficili.

Non solo sono orgoglioso della mia follia, voglio applicarla e vederla in tutte le cose.
Perché tutto è arte, tutto è matematico.

In musica, come nella vita, possiamo parlare davvero solo delle nostre reazioni e delle nostre percezioni.
E se provo a parlare della musica, è perché l’impossibile mi ha sempre attratto più del difficile.”
– Daniel Barenboim

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